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IL PROVERBIO
Un torso di pera...



1/11/2009- Una bella immagine di via Vittorio Emanuele

Il proverbio di oggi:

Un torso di pera cascata…

è la morte di mille mosche




Il modo di dire:

Ma datti una mossa!

Sbrigati! Fai presto! Usato ancora oggi





Dal libro “le parole di ieri” di G.Pardini




CHEA

Lett: nc.

“Fare la chea” indica, ancora oggi, l’azione dell’imbrogliare su un conto, o su un resto, per averne un piccolo vantaggio economico.

Al contrario del termine “tangente”, segno costante di corruzione e malaffare, la “chea” non ha un vero e proprio significato negativo ma solo di un modesto ed innocente contributo, sia pure ottenuto con un piccolo inganno.

Pare che l’origine della parola derivi da una massaia dei tempi andati, di nome Chea, che aveva l’usanza di andare di casa in casa a chiedere piccole cose in prestito od in avanzo e con quelle ogni giorno riuscire a sbarcare il pranzo e la cena.



CHECCA

Lett: CORNACCHIA.

Con “checca” si intende la cornacchia (cornix granula) nera, simile al corvo, che vive in branchi in vicinanza delle case e si nutre di insetti e cereali.

Sono amorose, divertenti e si dice possano imparare anche qualche parola.



CHIARATA

Lett: CHIARATA. [Medicamento fatto con stoppa inzuppata in chiara d’uovo sbattuto e applicato su ferite o percosse].

La “chiarata” si faceva sbattendo il chiaro dell’uovo ed applicandolo sulla fasciatura della parte colpita, fatta con stoppa, cotone o garza. Il tessuto andava inzuppato ben bene e quando il chiaro era asciutto la fasciatura era diventata dura e resistente come un’ingessatura, causando il blocco dell’articolazione. Veniva utilizzata soprattutto per le “slogature”, piccoli traumi delle articolazioni, le moderne distorsioni, senza frattura dell’osso sottostante.

La chiarata assicurava una discreta immobilità all’articolazione permettendo una buona guarigione.
Un tempo molto usata, oggi se ne fa qualche raro uso ed un controllo medico è sempre da preferire. La slogatura poteva avere anche un altro tipo di cura che derivava dal nome popolare del trauma. Si usava dire infatti : “mi s’è accavallato un nervo!” ed in ogni paese esistevano individui esperti nella terapia dello “scavallamento”.

Questi manipolavano le articolazioni colpite con varie tecniche, con l’obiettivo di riportarle alla normalità. Erano individui a volte molto esperti, in ogni paese ne esisteva uno, e che talvolta riuscivano anche ad avere buoni risultati (come nelle lussazioni- uscita di posizione dei capi articolari), altre volte però potevano combinare dei guai seri, specialmente se esistevano lesioni dell’osso non diagnosticate.

C’è da dire, a giustificazione di questi trattamenti così improvvisati, che in questo periodo la figura del medico non era così presente, come oggi, nella vita degli abitanti del paese.

Spesso il medico era lontano, fuori dal paese, i mezzi di trasporto ancora primitivi e a prevalente trazione animale e l’Ospedale era visto come ultima possibilità, e spesso definito come l’”anticamera della morte”. In effetti chi veniva inviato in ospedale, tranne le partorienti, era sicuramente un caso grave o disperato e l’evenienza di morte molto frequente.

La scarsità di strumenti di diagnosi, le terapie mediche e chirurgiche non ancora evolute, lo stadio avanzato o la gravità della malattia del paziente spesso restìo al ricovero, rendevano purtroppo molto frequenti i decessi. Mancava poi, completamente a quei tempi, il concetto di prevenzione. Si andava o si chiamava il medico solo se seriamente ammalati, non esistevano esami preventivi, controlli periodici, screening di massa. L’unica campagna di prevenzione effettuata con un certo vigore verso gli anni ’60 fu contro una malattia a quel tempo molto temibile e temuta: la TBC.

Era una malattia frequente in quegli anni, specie nel dopoguerra, contro cui i responsabili della Sanità Nazionale lottarono rendendo obbligatorie le vaccinazioni nelle scuole e facendo periodici esami radiografici alla popolazione.

A questo scopo inviarono nei paesi, alle fabbriche, alle scuole i famosi “carrozzoni” che saranno utilizzati anche in seguito per altri controlli di massa, specie per la prevenzione dei tumori femminili (Pap test e mammografia).

I carrozzoni, come dice il nome, erano grossi veicoli derivati dagli autobus, in cui veniva allestito un gabinetto radiologico e che avevano il compito di recarsi nei vari paesi ed invitare la popolazione a fare una radiografia del torace. Lo scopo era di fare diagnosi precoce di Tbc polmonare e di identificare i portatori sani di tale malattia, per evitare un ulteriore diffusione del contagio.

Anche tutti gli alunni delle scuole elementari venivano controllati con un test cutaneo, fatto sul braccio, per verificarne lo stato immunitario nei confronti della malattia ed eventualmente vaccinati mediante una macchinetta che faceva nella spalla una rosa di piccoli punticini.

Per finanziare questa enorme e dispendiosa campagna di prevenzione venne anche emesso una specie di francobollo, su cui era specificato il motivo e l’anno di emissione, che veniva venduto periodicamente in tutte le scuole.



 
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