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LA BATTIGIA
di Trilussa



3/1/2010- SPERANZA
In questo periodo di inizio anno si fanno sempre le valutazioni finali di come quello vecchio sia trascorso per noi, per la nostra famiglia, per i nostri cari, per la nostra comunità ed anche per il nostro un po’ disgraziato Paese.


SPERANZA

In questo periodo di inizio anno si fanno sempre le valutazioni finali di come quello vecchio sia trascorso per noi, per la nostra famiglia, per i nostri cari, per la nostra comunità ed anche per il nostro un po’ disgraziato Paese.

Si ripassano nella mente tutte le cose negative successe durante l’intero anno, che sono sempre purtroppo assai numerose, e si passa poi a quelle buone, in numero costantemente minore, ma che in questo periodo di particolare bontà d’animo rappresentato dall’inizio di un nuovo anno appaiono sempre fortunatamente migliori.

Questa fine e inizio d’anno che stiamo vivendo è soprattutto un periodo in cui scopriamo dentro di noi un sentimento molto spesso nascosto, sopito, depresso per la maggior parte del tempo, quello meraviglioso della speranza.

La speranza è un sentimento universale che durante tutto l’arco dell’anno viene purtroppo sempre contrastato e frenato da eventi spiacevoli e delusioni in molti campi, da quello sentimentale a quello politico, da quello lavorativo a quello più strettamente personale o familiare.

In campo politico in particolare questo ultimo anno non è stato certo dei più tranquilli, e non solo per la brutta avventura di fine anno del Premier, quanto per il clima teso, conflittuale e conseguentemente improduttivo di tutto lo svolgersi della legislatura.

In questo periodo dell’anno però, in cui ci sentiamo tutti più buoni per l’atmosfera di festa e vacanza del periodo ma anche, bisogna dirlo, per la diffusa religiosità che si riflette indirettamente anche sui non credenti, questo sentimento, così represso e nascosto, ecco che improvvisamente si fa strada ed emerge prepotentemente condizionando il nostro animo e i nostri giudizi. E così riusciamo a vedere un anno nuovo migliore del precedente, con la speranza che alcuni nostri problemi personali possano trovare una soluzione positiva, che la nostra comunità riesca a mantenere la sua unità nel benessere comune, che il nostro Paese trovi quella concordia necessaria per attuare tutto quello che è necessario e utile per il bene dei cittadini.

Visto però quello che è successo in questi giorni nei nostri paesi, in questo anno così particolare non possiamo che rivolgere la nostra speranza molto più vicino a noi, non lasciandola disperdere in desideri lontani o grandiose fantasie ma rivolgendola tutta alle nostre popolazioni colpite così duramente dalla sciagura dell’esondazione; siano essi poveri cristi sorpresi nelle case allagate che disgraziati imprenditori che vedono messa a rischio la sopravvivenza della propria azienda.

Forse non vale perdersi dietro alla ricerca di responsabilità, dell’onere dei mancati controlli, di chi doveva e cosa doveva o non doveva fare, una responsabilità che andrà cercata sicuramente ma a tempo debito e non adesso. Non è questo il momento. Questo è il momento che chi può aiutare aiuti, chi può operare operi, chi può decidere decida. Questo è il momento del fare e non del parlare.

E’ stata compiuta un’opera straordinaria, una mobilitazione eccezionalmente efficiente di uomini e di mezzi. La macchina ha lavorato in maniera sbalorditiva riuscendo in pochissimo tempo a tamponare l’enorme falla aperta nell’argine e predisporre e mettere in sicurezza tutto il territorio che poteva subire un ulteriore danno da una nuova esondazione. Non molti ci avrebbero scommesso, eppure è successo.

Fatto questo viene il momento della speranza.

Quello che le Istituzioni tengano fede alle loro promesse e sostengano in maniere tangibile prima di tutto le attività produttive in difficoltà in modo da permettere loro di ripartire nel più breve tempo possibile. Il tempo è importante, specie in questo momento di crisi, e molte ditte non potrebbero permettersi di vedere sospeso per molto tempo il loro lavoro con perdita di commesse, ritardi nelle consegne, impossibilità di tener fede agli impegni assunti. Forse per le attività industriali e commerciali la ripresa produttiva è più importante e molto più urgente della valutazione e della rifusione del danno subito agli impianti e ai macchinari e al materiale stoccato negli hangar.

Diversamente dalle attività agricole che hanno avuto distrutti tutti i loro raccolti, ora coperti da un mare di fanghiglia, e che devono essere prontamente aiutati per poter continuare la loro attività.

La speranza poi che alle famiglie colpite venga al più presto riconosciuto e quantificato il danno subito in modo da dare loro la certezza che in qualche modo possano ritornare alla loro vita di sempre, nella loro casa ripulita e riarredata, fra i loro affetti. Che possano in fretta dimenticare i momenti drammatici dell’allagamento, della distruzione dei loro beni, dei momenti di disperazione , dei momenti drammatici dei salvataggi dalle loro case invase dall’acqua.

Non vorrei ripetermi ma non posso terminare questo appunto senza il solito pensiero a tutti coloro che hanno partecipato a questa enorme opera di solidarietà.

Molti sono stati i volontari impegnati nell’opera di difesa e sostegno alla popolazione e la riconoscenza nei loro confronti non può essere che massima perché hanno deciso di fare questa cosa di loro spontanea volontà, senza né costrizioni né interessi, donando il loro tempo e il loro impegno solo per gli altri, sacrificando spesso, oltre che se stessi, anche le loro famiglie.

Molti sono stati i singoli cittadini che hanno indossato gli stivali e preso una vanga per soccorrere il parente, l’amico, il semplice conoscente. Una partecipazione di altri tempi, di altri uomini, di una comunità che in queste situazioni fa emergere il proprio valore, che riesce a dare un senso ad una parola spesso dimenticata che si chiama solidarietà.

I vari corpi di sussidio, dai Vigili del Fuoco in particolare ai Carabinieri, alle Guardie di varie estrazioni e agli operai delle ditte impegnate in una lotta contro il tempo, tutti questi non hanno dato l’impressione di essere lì a fare semplicemente il loro mestiere. Sono sembrati veramente partecipi, consapevoli della grande tragedia a cui stavano assistendo ed il loro apporto a mio giudizio è andato oltre il loro ufficio, le loro strette competenze.

Anche le forze messe in campo dalle varie Amministrazioni sono sembrate straordinarie, ed il loro coordinamento efficiente, lo dimostrano i risultati ottenuti in un lasso di tempo strettissimo in cui è stato chiuso il varco nell’argine del Serchio (con la e aperta, come lo diciamo noi) e messo in sicurezza il lago di Massaciuccoli. Su altri particolari di comportamento su cui vertono pareri diversi non ho competenza di giudizio.

Non bisogna poi dimenticare i dipendenti delle attività produttive coinvolte, tutti impegnati al massimo per sistemare il sistemabile, recuperare il recuperabile nella difficile lotta di strappare l’attività alle acque per ripartire il prima possibile, sapendo il rischio della chiusura, della perdita del posto di lavoro, strettamente uniti al proprio datore di lavoro diventato improvvisamente e purtroppo alleato, compagno, collega, amico.

Noi del Giornale abbiamo partecipato per quello che era nei nostri compiti cercando di dare una mano dalle nostre scrivanie, cercando notizie, riportando comunicati, recependo appelli e domande, dando informazione prima ancora che la grande stampa si accorgesse della gravità di quello che stava accadendo.

E’ stato bello, nella gravità di una situazione così drammatica che speriamo non si ripeta mai più, vedere e poter testimoniare tutta questa partecipazione di grande umanità.

Anche questa è una grande fonte di speranza.

Termino augurando buon anno a tutti i nostri lettori con un pensiero particolare a chi ha subito questa enorme disgrazia, ai cittadini ancora fuori di casa, agli imprenditori che hanno investito nel nostro territorio portando benessere e posti di lavoro, augurando loro che l’anno nuovo veda realizzate tutte le loro speranze e possano passare un tranquillo e felicissimo prossimo Natale 2010.

Trilussa
 
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