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LA BATTIGIA
di Trilussa



4/4/2010- FELICITA’
Dove vorresti vivere per essere più felice? Un gruppo d'opinione, la Nef (New Economics Foundation), con sede a Londra e che si occupa di economia, ambiente e temi sociali ha stilato....


FELICITA’

Dove vorresti vivere per essere più felice?
Un gruppo d'opinione, la Nef (New Economics Foundation), con sede a Londra e che si occupa di economia, ambiente e temi sociali ha stilato appunto un elenco dei 178 Paesi dove si vive meglio, dove la gente si dichiara più felice, ricavandone una classifica.

Le sorprese non sono mancate soprattutto perchè ai primi posti non figurano nazioni come gli Stati Uniti d'America e i paesi Occidentali, come ci si poteva aspettare dalle nazioni più ricche e potenti del mondo, bensì le modesta Colombia e Costarica, paesi dell'America latina.
Così dicono i risultati di un'analisi che ha portato alla compilazione dell'Happy planet index, un indice legato alla misurazione del progresso globale e che può essere scaricato dal sito www.happyplanetindex.org.

Per le sue classifiche la Nef ha usato criteri che si allontanano dai soliti misuratori in uso nelle civiltà occidentali che si basano su criteri esclusivamente di tipo economico, tipo il Pil, e che forniscono una visione abbastanza diversa rispetto ai concetti di progresso e di ricchezza (o povertà) delle nazioni.

L'indice utilizzato infatti non prende tanto in considerazione la ricchezza dei singoli paesi, che sono oramai strettamente legati ad un tipo di vita consumistico e di sperpero enorme e indifferente di risorse, ma si focalizza su criteri di impatto ambientale e di un tipo diverse di benessere. L’Organizzazione ritiene infatti che le persone possano vivere felici e a lungo anche senza essere ricche e fornite di tutti gli ammennicoli di cui oramai non sappiamo fare a meno, e per questi magari depauperare la Terra come invece sta accadendo.

La classifica è impietosa soprattutto per alcuni paesi ritenuti dai leader occidentali, e dai loro concittadini, il miglior posto dove poter vivere, con il conforto di agi e lussi nella falsa consapevolezza che questi e solo questi siano il segreto della felicità. Gli Stati Uniti, con la loro potenza e prepotenza economica e militare sono infatti solo al non invidiabile 150° posto su 178, mentre l'Italia appare al 66°.
L'indice utilizzato per la classifica è frutto di un'indagine che ha messo a confronto le risorse utilizzate da un dato Paese con l'aspettativa di vita e la felicità dei suoi abitanti.

Quello che appare sconvolgente è che alti livelli di consumismo non producono necessariamente altrettanto alti livelli di benessere (inteso come soddisfazione in relazione alla propria esistenza), e che è possibile avere al contrario una vita felice anche se frugale.
Ne sono esempi proprio questi paesi della parte più povera del continente americano dover invece la qualità della vita, una volta staccata dal puro indice economico, viene soggettivamente considerata migliore non solo dagli indici internazionali utilizzati da questa Organizzazione, ma testimoniata dalle dichiarazioni degli stessi abitanti.

Tutto deriva da un cambiamento avvenuto negli ultimi decenni sotto l’impulso dei grandi gruppi di potere mondiali, delle multinazionali che operano nelle civiltà occidentali e che hanno modificato prima le democrazie, poi i mercati ed infine le menti degli occidentali inculcando loro il falso mito del consumismo e della crescita a tutti i costi.

Hanno sostituito con una capillare opera di persuasione le civiltà del passato fondate su principi come verità, giustizia, solidarietà, partecipazione con società improntate invece sul consumo, prodotto, denaro, potere, ricchezza con il loro corollario di una indispensabile giovinezza e bellezza eterne.
Tutto questo non può che portare a una insoddisfazione diffusa, una perdita del valore della propria identità, fonte di malessere e infelicità.
La classifica veniva infatti integrata proprio da domande dirette ai cittadini sulla loro qualità della vita, se cioè considerano felice la loro vita vissuta a volte anche in condizioni economiche non ottimali (secondo la visione di noi occidentali). La sorpresa derivava proprio da queste dichiarazioni di una vite felice anche in assenza di agi e ricchezze che riescono a mettere in crisi i nostri modelli che scioccamente credevamo universali.

E’ difficile tuttavia sfuggire, anche nel nostro paese, a questo incalzare consumistico, a questa aggressione mediatica, a questo modello di felicità che si basa sul consumo, sull’avere, sull’apparire e che si alimenta con la nascita sempre di nuovi luoghi adatti allo scopo: Centri Commerciali (Parchi?: palese furto di parola se non di identità), Outlet, Città della Moda, Città delle Firme e che portano ad identificare una vita felice solo se si possiede, se si ha, se si mostra dimenticando che la felicità è invece possibile solo se si è in pace con se stessi, se ci si accontenta di quello che si ha, poco o tanto che sia.

Una visione pauperistica della vita con la riscoperta delle piccole cose che oggi appare sempre più anacronistica, inutile, sciocca addirittura ma che comporta la perdita della bellezza del paesaggio, della natura, del cielo, del silenzio, della poesia delle cose.
Bisognerebbe culturalmente puntare ad una riscoperta della bellezza che abbiamo intorno, alla riscoperta di luoghi e costumi del passato non solo per puntare ad una vera felicità ma anche perché questo affannarsi consumistico depaupera le risorse del pianeta, che non sono infinite.

E’ questo a cui dobbiamo puntare, che tutti gli abitanti della terra posano avere vite decorose nel limite delle disponibilità delle risorse e l'auspicio della Nef è che l’Hpi mostri ai governi di tutto il mondo come aggiustare il tiro, rispetto agli indicatori e agli obiettivi di progresso.
Necessità di aggiustare il tiro che trova conferma nelle parole di Nic Marks, membro della Nef e autore dell'indice: «Se hai la mappa sbagliata, difficilmente raggiungerai la tua destinazione».
Trilussa
 
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Io vorrei sapere se Ultimo e Simone ( secondo me sono la stessa persona come molti altri pseudonimi) ...

Antenna: a " tutti e nessuno"
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