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LA BATTIGIA
di Trilussa



26/7/2009- LOTTO E TV
Vorrei tornare a parlare del Superenalotto perché rimango sempre molto colpito dal comportamento della gente che si affanna a giocare numeri nella speranza di vincere i milioni della lotteria.


LOTTO E TV

Vorrei tornare a parlare del Superenalotto perché rimango sempre molto colpito dal comportamento della gente che si affanna a giocare numeri nella speranza di vincere i milioni della lotteria.

Da febbraio fino ad ora, ho letto sul giornale, sono stati “raccolti” ben 623 milioni di euro e solo nella giornata di ieri ben 20 milioni di italiani si sono recati in ricevitoria per la loro puntata.

“Raccolti” è un eufemismo per dire che moltissimi italiani, comprese le famiglie degli operai, i disoccupati, i precari, le madri di famiglia hanno buttato nella illusoria speranza di vincita quell’enorme quantità di denaro che sono appunto seicentoventitre milioni di euro.


Perché sono soldi nostri, è bene ricordarlo, è la gente che li ha pagati di tasca propria, non dono dello Stato o dei gestori giustamente sorridenti delle ricevitorie!

Anche i benestanti naturalmente vi hanno contribuito, magari con cifre anche maggiori, ma per loro il discorso non vale. Quello che spendono in un gioco impersonale come l’Enalotto rappresenta solo una parte infinitesima del loro reddito e non modifica certo il loro tenore di vita, non incide nel loro bilancio familiare.

Perché se è vero che 5-10 euro sono una cifra minima anche per una famiglia in qualche difficoltà,
10 volte 10 euro sono invece una cifra più significativa, una uscita sensibile più utile forse per un acquisto indispensabile che per la vana speranza di una vincita.

E' pacifico infatti che non giochiamo tanto per vincere quanto per partecipare. Sappiamo che le possibilità di una nostra vincita sono praticamente zero ma lo facciamo per il piacere di far parte del gioco, ci piace alimentare una speranza. In molti casi però spendere denaro per alimentare una speranza forse non è il miglior modo di utilizzare quel poco che è a disposizione della famiglia.


Negli ultimi tempi sono comparsi anche spot televisivi per invitare alla spesa. Sono video sempre molto accattivanti, che invitano a tentare la fortuna enfatizzando il premio in palio molto alto. E’ un po’ una sciocchezza perché vincere 50-60 milioni di euro cambia la vita nello stesso modo di 100 ma pare che l’alto premio spinga molta più gente a tentare la fortuna e si ha notizia che anche dall’estero vengono appositamente per giocare nel nostro paese.

Ci sono naturalmente i patiti del gioco, quelli che amano giocare per il gusto di farlo, ma per molti è segno di un certo disagio, di una vita giudicata non sufficientemente buona, della presenza di qualche problema, piccolo o grande che sia che la vincita potrebbe risolvere, della voglia di avere sempre di più per quelli che già magari hanno molto.

Certo che la televisione dimostra, anche in questo caso, di essere sempre di più il nostro Grande Fratello, quello di Orwell, naturalmente, non di Mediaset.

Non solo è quella da cui la maggior parte degli italiani (ma non solo italiani) traggono le informazioni sul mondo che li circonda, ma la televisione ci dice come vestirci, cosa mangiare, come avere cura del nostro corpo e della nostra casa.


Ci dice cosa fare se non andiamo di corpo, ma anche se andiamo troppo ha pronto il suo infallibile rimedio. Se invecchiamo ci propone mille creme per rimanere giovani, se siamo ingrassati ci riduce di peso, se poi lo vogliamo solo in alcune parti del nostro corpo non ci sono problemi, basta andare in farmacia e le maniglie dell’amore come per magia scompaiono, la pancia diventa piatta e ci possiamo mettere in costume senza vergognarci.

La televisione ha assunto una importanza talmente grande nella nostra vita che è diventata in grado di condizionare non solo cosa indossiamo e cosa mangiamo ma anche a quale partito politico dobbiamo fare riferimento. Basta manipolare per bene le informazioni (nel senso di scegliere quelle giuste) e fornire al telespettatore programmi in grado di influenzarne opinioni e stimolarne necessità e giudizi a nostro piacimento. Si fa mostrando semplicemente solo una parte della realtà, quella che ci fa più comodo, che è più utile ai nostri scopi.. Per questo si fanno battaglie politiche continue, si mettono e dimettono direttori, giornalisti, commissioni di vigilanza, garanti, ministri (rari).







La televisione è diventata oramai uno strapotere che ci impone modelli, ci indica o meglio ci impone il modo di vivere, ci dice quello che dobbiamo comprare, quello che ci è indispensabile per essere felici, per vivere una vita straordinaria, che ci spetta, che vogliamo assolutamente perchè “noi valiamo”.

Su questo concetto si basa tutta la pubblicità televisiva, sul presentare cioè un prodotto in maniera accattivante partendo prima di tutto da uno studio accurato della scenografia, con toni chiari o scuri a seconda del prodotto, utilizzando bei personaggi sempre sorridenti se rivolti alle famiglie, sempre seri e dallo sguardo intenso in caso si vendano profumi o altri cosmetici. Anche le lingue cambiano e spaziano dall'inglese per le varie tecnologie al francese per i profumi. Le casalinghe televisive appaiono sempre in forma e allegre, le colazioni mattutine a famiglia unita che uno si domanda ma cosa faranno di lavoro quelli lì, i bimbi sempre ben sistemati e educati che aspettano che il genitore li porti a scuola a cui sembrano andare volentierissimo.


E’ un mondo fasullo che a forza di passare sullo schermo ci appare reale e a quello ci arrovelliamo di somigliare e ci domandiamo come mai a noi non spetta tutta quella serenità e quell’allegria in famiglia, a noi non toccano quelle belle case ben arredate e luminose dove si fanno quelle belle colazioni o si alimentato quei gatti pelosi con cibi da signori, quelle auto con almeno 4 ruote motrici con cui si può andare dappertutto ed anche al lavoro come ad un safari.

Ci diciamo che siamo sfortunati perché anche lavorando tutto il giorno e sempre di corsa purtroppo non abbiamo il denaro per acquistare tutte quelle cose che ci darebbero sicuramente la felicità , che potrebbero cambiare in meglio la nostra umile vita di lavoratori, di casalinghe stressate, di pensionati al minimo, di sottooccupati, di precari con famiglia al seguito.

Ed ecco per molti la speranza del Superenalotto. E’ comprensibile ma è triste.

E’ triste pensare che una società opulenta come la nostra, che si siede al tavolo delle grandi e se ne vanta, non sia in grado di rispondere in un modo migliore di quello del colpo di fortuna alla nostra ansia di miglioramento, alle possibilità di crescita sociale ed economica dei propri cittadini, alla legittima voglia di vivere meglio l’unica vita che ci è concessa.


Forse basterebbe valutare di più quello che già abbiamo, apprezzare di più le persone che ci circondano e ci amano, riuscire a vedere certe piccole cose buone che magari non ci accorgiamo di avere. Ma accanto a questa consapevolezza servirebbe anche uno Stato che si preoccupasse in maniera più incisiva delle condizioni dei meno abbienti. Uno stato efficiente che adottasse reali misure di sostentamento ed efficaci meccanismi di crescita affinchè le famiglie non dovessero più ricorrere all’illusione del colpo di fortuna, dei milioni del Superenalotto, per cercare di modificare in meglio la qualità delle loro vite.

Trilussa


 
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