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Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA  sono la figlia della "Cocca".

Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.

Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché  anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è  ancora comunità.  

. . . mondo è paese. Ieri Marine Le Pen è stata .....
Volevo farlo poi però ho pensato che era meglio piantare .....
Vai a seminar patate così per la festa di maggio c'hai .....
Ci dicono che Putin e la Russia vogliono invadere l'Europa. .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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di Angela Baldoni
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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Pisa, 6 aprile
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Pisa
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Intervento di Mario Pereira alla Festa di Primavera
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Fiera di Primavera.
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Vaiano, 4 aprile
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passano gli anni
cambiano i volti belli
ma i tuoi occhi sono rimasti
quelli di allora
ed è nei tuoi occhi che vedo
l'amore che non è mutato

e .....
tutta la zona:
piscina ex albergo
tutto in stato di abbandono

zona SAN GIULIANO TERME
vergogna
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LA BANDA

10/5/2011 - 7:55


Non è ancora spento l'eco della musica che la "Senofonte Prato" (è molto carino chiamarla così), o almeno non si è spento dentro di noi.

Come dice la nostra Mina nel suo commento alla banda, la sua musica è gioa e fantasia e un qualcosa di più che non si può catalogare e che va indietro nella nostra storia come si capisce da questo che segue:


Rataplàn, tambur io sento

Che mi chiama alla bandiera

O che gioia o che contento

Io vado a guerreggiar.

Rataplàn, non ho paura

Delle bombe e dei cannoni

Io vado alla ventura

Sarà poi quel che sarà.

E la bella Gigogin col tremille-lerillellera

La va aspass col so spingin

Col tremille-relillellà.

Di quindici anni facevo all’amore

Daghela avanti un passo

Delizia del mio cuore.

A sedici anni ho preso marito

Daghela avanti un passo

Delizia del mio cuore.

A diciassette mi sono spartita

Daghela avanti un passo

Delizia del mio cuor.

La ven, la ven, la ven a la finestra

L’è tutta, l’è tutta, l’è tutta insipriada

La dis, la dis, la dis che l’è malada

Per non, per non, per non mangiar polenta

Bisogna, bisogna, bisogna aver pazienza

Lassala, lassala, lassala maridà.

Le bacia, le baciai il bel visetto

Cium, cium, cium

La mi disse, la mi disse oh che diletto!

Cium, cium, cium

La più in basso, la più in basso c’è un boschetto

Cium, cium, cium

La ci andremo, la ci andremo a riposar.

Ta-ra-ta-ta-ta-tam.
 
Eseguita per la prima volta al teatro Carcano la sera di S. Silvestro del 1858, quella sera piacque tanto che la Banda Civica del maestro Rossari la replicò per otto volte. La canzone fu sfruttata fino all'inverosimile; fu suonata e cantata durante la famosa battaglia di Magenta il 4 giugno 1859, nella quale i francesi del generale Mac Mahon sbaragliarono gli austriaci del generale Giulaj; alla banda militare austriaca, che come segnale d'attacco intonava "La bela gigogin", la banda degli Zuavi rispondeva col ritornello "Dàghela avanti un passo".

Meditate gente, meditate: (parole dal Forum)

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