Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Oggi, 24 maggio...
Il 24 maggio a Migliarino, tanti anni fa, non quel lunedì famoso quando il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti, non era senz’altro il 1915 ma una quarantina di anni dopo, altri primi paesani attraversavano un altro famoso fiume, anch’esso calmo e placido, e si recavano sull’opposta riva per abbattere, non il nemico, ma una moltitudine di cannelle che a quel tempo avevano messo già la loro veste di verdissime foglie fresche.
Di lì a poco, appena una settimana dopo, sarebbe cominciata per tanti la stagione estiva e la spiaggia di Bocca di Serchio era il loro intatto magnifico lido.
Il grosso dei bagnanti sarebbe arrivato alla fine del mese, dopo la fine delle scuole e dopo il giorno che un antico detto diceva di rispettare recitando: “chi fa il bagno prima di San Giovanni… ci lascia i panni” e c’era molta gente che ci credeva.
La spiaggia era grandissima, lambita dal fiume da un lato e dal mare dall’altro, pulita, lunga e bianca, silenziosa e libera, ma… c’era un sole che sbullettava e allora l’ingegno contadinesco inventò la “baracca di cannella”, perché c’erano donne e bambini da riparare.
Per andare sulla spiaggia bisognava avere una barca e solo chi possedeva il natante poteva costruirsi il riparo perché le cannelle crescevano lungo la riva del fiume inarrivabili dalla spiaggia.
Per due domeniche, l’ultima di maggio e la prima di giugno, i migliarinesi costruivano freneticamente le loro baracche ed era un via vai di fasci di canne che scendevano da sole dalle barche e da sole, così sembrava, se ne andavano verso la “presella” di rena prima di intravedere sotto di esse l’omino che le trasportava, rosso dalla fatica e dallo sfreghìo delle foglie sulla pelle.
Mi fermo qui perché se mi faccio prendere dai ricordi scrivo dugento pagine, ma mi fermo dopo avere detto che: posto ce ne era per tutti, le baracche venivano fatte a corsa per motivi di lavoro che impegnavano i paesani tutta la settimana e le domeniche son poche ora come allora, ma il “riparo“ era corale, il fresco era per tutti e quando finiva la stagione non ci voleva né il "Benvenuti", né il "Giudice", nè il "Comune", né il "Parco" per dir di pulire!
E sapete come andò a finire?
Come la storiella del piccione ingordo!
E come dicono sul forum: meditate gente, meditate!