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Una vicenda tutta personale viene descritta in questo nuovo articolo di Franco Gabbani, una storia che ci offre un preciso quadro sulla leva per l'esercito di Napoleone, in grado di "vincere al solo apparire", ma che descrive anche le situazioni sociali del tempo e le scorciatoie per evitare ai rampolli di famiglie facoltose il grandissimo rischio di partire per la guerra, una delle tante. 

. . . uno sul web, ora, che vaneggia che la sua .....
. . . . . . . . . . . a tutto il popolo della "Voce". .....
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per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Ripafratta, 12 luglio
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Bagno degli Americani di Tirrenia
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Molina di Quosa, 8 luglio
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Casciana Terme Lari-Pontedera, 12 luglio-3 agosto
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San Giuliano Terme, 30 giugno
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Alzarmi prestissimo al mattino
è un'adorabile scoperta senile
esco subito in giardino
e abbevero i fiori
Mi godo la piacevole
sensazione
del frescolino .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
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caro agli Dei, a Omero e... a Elio

22/11/2011 - 7:31


Mi vien da ridere scrivere un articoletto sul caco  cachi   kaki o kakì diospiro o loto che sia detto, dopo i due  precedenti dedicati al corbezzolo e al chiodino!

Sembrerebbe una  “trilogia” sul tema del famoso "inno" di Benigni!

 Ma siamo seri una buona volta e diciamo che il nostro frutto è l’unico che si può vantare di essere di stagione!

Una miriade di frutti sono primaveril estivali, il fico si contende con l’uva la fine dell’estate, ma solo il caco domina il pieno autunno e lo fa alla grande.

Il  nome scientifico è di per sé importante: diospyros kaki, dal greco dio e frumento, cioè il cibo degli dei.

Il sapore dolcissimo della polpa che scivola sul palato come linguette di crema, per dirla come Cattabiani nel suo Florario, è davvero una vera delizia divina.

Chi di noi da ragazzino non ha giocato sul buffo nome di questa pianta e frutto, domandando agli amici come si potesse chiamare una coltivazione di tali piante se il pereto lo è delle pere, il pescheto delle pesche e cosi via?

Non è certo, anche se maliziosamente sembrerebbe, derivazione per la somiglianza ad un cacatoio del terreno sotto le piante dopo la caduta dei frutti maturi, no senz’altro, ma solo la trasposizione fonetica del nome che in Cina e Giappone, terre di origine, danno a tale frutto: kaki.

Il diospiro è della famiglia delle ebenacee, cioè degli alberi la cui durezza è proverbiale e che sono sparsi, con diverse tonalità di colore, un poco ovunque in Oriente e in Africa: ebano nero o indiano dal d. ebenum di Ceylon, ebano verde da d. chloroxylon, ebano bianco da d. melanida, ebano bruno da d. atropurpurea del Camerun e Nigeria, ebano del Mozambico, ebano del Gabon, ebano di Coromandel, ebano di Mauritius e infine l’ebano reale da d. tetrasperma di Cuba.

In  Cina, la leggenda narra che la pianta del cachi incarna l'albero dalle sette virtù: la prima è la longevità della pianta, la seconda la grande ombra, la terza è la mancanza di nidi fra i suoi rami, la quarta la mancanza di tarli, la quinta sottolinea  che si può giocare anche con le sue foglie indurite dal ghiaccio e al suo impiego decorativo, la sesta  al fuoco prodotto dall'ardore dei suoi rami e infine la dolcezza dei suoi frutti.

Ultimamente si è creata un'altra simbologia dell’albero: quella di essere emblema di pace dopo che, nel secondo dopoguerra, solo pochi di questi alberi sopravvissero coraggiosamente alla devastante esplosione atomica di Nagasaki.

Mangiatene pure a sazietà anche per l’apporto di sostanze nutritive.

Una curiosità e un suggerimento: dato che i cachi si comprano acerbi per motivi di praticità nel trasporto e nella manovrabilità, per accelerarne la maturazione , una volta riposti in casa, accostate loro alcune mele.
Queste sviluppano etilene che favorisce la loro maturazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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23/11/2011 - 11:19

AUTORE:
Sonia

Nel cortile della scuola elementare "G.Pascoli" di San Giuliano Terme c'è, ben visibile, uno steccato dove cresce protetto un cachi.
Quell'alberello è un esemplare nato da una pianta sopravvissuta alla bomba atomica e fu portata da una delegazione di Giapponesi in segno di pace.
Ad ogni singolo bambino della scuola fu portato in dono un pomo di carta che soffiato diventa delle domensioni di un frutto maturo.
La cerimonia è stata toccante e lo scambio culturale propizio...almeno lo spero per le generazioni giovani!

23/11/2011 - 8:42

AUTORE:
autore

La zona del commento alla foto non era il posto giusto per far polemiche, ma qui sono un lettore e parlo il linguaggio del forum.
Sappiamo tutti che "maturà" in vernacolo non significa solamente il passaggio dallo stato acerbo, ma anche fare un "battuto" di quelli che ti "maolano" per bene.
Dato che sono passati 15 anni da quando Elio cantò la sua "terra dei cachi" e non è mai maturato nessuno, cerchiamo di "maturalli" noi, anche senza ricorrere al metodi di mio cognato che andrebbe a montecitorio con una tavoletta di quercia con un chiodo del 15 piantato in cima e prende tutti a ciaffate (con la tavoletta) finchè
sian belli maturi, altro che etilene!
Il problema è che "un ti fanno 'ntrà!"