Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Fra poche ore nel mondo cristiano risuoneranno le universali parole “Gloria a Dio e Pace agli uomini di buona volontà” e niente è più importante della Pace perché il mondo sia migliore, e il Mondo significa tutta l’Umanità, di qualsiasi razza o religione.
La Pacem in Terris è l'ultima enciclica pubblicata da papa Giovanni XXIII l'11 aprile 1963.
Il Pontefice si rivolge a «tutti gli uomini di buona volontà», credenti e non credenti, perché la Chiesa deve guardare ad un mondo senza confini e senza "blocchi", e non appartiene né all'Occidente né all'Oriente. «Cerchino, tutte le nazioni, tutte le comunità politiche, il dialogo, il negoziato». Bisogna ricercare ciò che unisce, tralasciando ciò che divide.
Ricopio e riporto alcune parole che un altro papa, Giovanni Paolo II, pronunciò il capodanno del 2000, anno della pace:
[...] "Pace in terra agli uomini, che Dio ama!". L'augurio evangelico ci suggerisce un'accorata domanda: sarà all'insegna della pace e di una ritrovata fraternità tra gli uomini e i popoli il secolo che inizia? Non possiamo certo prevedere il futuro. Possiamo però stabilire un esigente principio: ci sarà pace nella misura in cui tutta l'umanità saprà riscoprire la sua originaria vocazione ad essere un'unica famiglia, in cui la dignità e i diritti delle persone - di qualunque stato, razza, religione - siano affermati come anteriori e preminenti rispetto a qualsiasi differenziazione e specificazione.[...]
Siamo lontanissimi ancora dalla risoluzione di queste speranze, ma crediamo ancora che sia possibile.
Questo Natale si caratterizza, non solo nel nostro Paese, da una ristrettezza economica dovuta a chi la pace non la cercava in casa propria, ma la vedeva e trovava solamente in altri “paradisi” fiscali e non celesti e quindi ritorniamo al tempo in cui Carosone prima e altri poi fecero sentire il loro canto usando la dolce ironia napoletana:
e, da buoni osservatori della Natura, facciamo quello che questi esserini di buona volontà sono abituati a fare da millenni: correre correre lavorare lavorare, ma l’importante è di farlo tutti insieme e solo allora potremo avere il nostro vero “albero di Natale”, doni compresi, a costo zero!