Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Ricopio paroparo da Wikipedia perché oggigiorno se una cosa non è su internet questa non è creduta vera:
“Le dune costiere, oltre a rappresentare un importante ecosistema meritevole di conservazione, svolgono un ruolo importante nella difesa della costa dall'ingressione del mare. Sono infatti un ostacolo fisico al suo avanzamento e costituiscono un consistente deposito di sabbia che può ripascere naturalmente la spiaggia dopo che le mareggiate invernali hanno distrutto la spiaggia ed intaccato la duna stessa. Le dune costiere sono uno degli ambienti naturali più minacciati, perché il turismo balneare le considera un'inutile ingombro. Centinaia di chilometri di coste hanno già perduto ogni naturalità e al posto delle dune sorgono edifici costieri, strade, parcheggi, stabilimenti balneari. Pochi sistemi dunali si sono conservati dove l'utilizzo della spiaggia si è mantenuto più a lungo sostenibile. Anche in questi luoghi, tuttavia, la distruzione avanza: anno dopo anno le concessioni demaniali aumentano e i gestori ampliano poco alla volta lo spazio occupato dalle loro attrezzature. La stessa pulitura dell'arenile con mezzi meccanizzati porta alla sparizione delle dune.”
Ai miei tempi c’erano occhio e curiosità che sopperivano!
Si imparava subito che per fare una duna occorrevano tre cose fondamentali: la sabbia in movimento che fosse trasportata dal vento e frenata da un ostacolo, fosse legno o altri detriti spiaggiati.
Il tempo nessuno poteva verificarlo!
Ai fruitori di Bocca di Serchio, quello vero non quello scambiato per Marina di Vecchiano (come il parcheggio di Case di Marina nel comunicato sull’adozione di aree verdi comunali) e a quelli “di fòri” che si sono ambientati e han capito in che mondo hanno avuto la fortuna di “piovere” e anche, ovviamente, agli amanti della Natura, ho il piacere di mostrare la rinascita della spiaggia “di là” e il suo sperato futuro consolidamento.
Quanti di noi, ai tempi delle baracche di paglia, hanno giocato a fare ruzzoloni dalle alte dune di San Rossore?
A chi importava sapere l’enorme lavoro fatto dal vento e dalla sabbia per costruire quel campo di gioco, tanto fragile quanto bello?
Chi era cosciente dell’ecosistema?
Penso proprio nessuno, ma, anche se non vi era conoscenza vi era tantissima coscienza e quella non la darà mai la “rete”, ricordatelo:
cento, trecento, mille amici su fb non valgono un solo compagno di giochi.