Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Lasciamo le Ande della foto di domenica e torniamo a casa, ma senza lasciare alberi segni e segnali etnici, facendo però un mezzo giro del mondo per motivi di… connessione d’idee!
Le donne indiane portano un segno rosso sulla fronte derivato da un’antica usanza che indicava l’appartenenza all’uomo, la riprova è che le vedove ne sono prive, un segno tondo di un color rosso ricavato da polvere di sandalo o addirittura da sangue.
Ora la modernità, nel materiale e non nelle usanze, fa usare addirittura quell’ornamento, detto tilak, sostituendolo con un simile disegno adesivo acquistabile nei negozi, che cambia però nome in bindi, e che può essere anche di diversi colori: giallo, beige o bianco, applicato nel punto chiamato terzo occhio o occhio spirituale, sede della più importante terminazione nervosa del corpo umano.
Solo gli uomini portano dipinto il tilak rosso, mentre il bindi nelle donne può cambiare colore a seconda della divinità adorata.
Il nostro Pino, che non pensava altro che ad amoreggiare con sé stesso avendo attributi maschili e femminili fra le sue fronde, che adorava il Sole sopravanzando gli altri alberi, che godeva del Vento caldo del mare e della brezza tramontanina, che sopportava il Tiktak del tamburellar del picchio e i suoi buchetti affatto dolorosi e che non sapeva niente di Siva e di Vishnù, ora, segnato da un Tilak, incontra una Sega e Vaggiù!
Altro che albero da venerare anche se detto “italico”!
Se l’albero di araucaria (chiamato anche pino del Paranà) è sacr..o, quello di pino (sia domestico che selvatico) è sacr..ificato!