Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Stamani mi sento pagano, la mia parte idolatra mi porta in giro per i boschi a cercare origini Naturali più che Cristiane, a pregare il mio Albero-Padre più che il Santo-Padre che oggi è festeggiato.
Forse è la paura che quello, insieme al mio vero padre, vengano improvvisamente a mancare data la loro età, mentre questo odierno vivrà in eterno.
Quando ho bisogno di una figura materna, vado alla “Grande Quercia” che però diventa “Gran Quercione” se ne volessi una paterna, quindi non posso fare altro che andare nello stesso posto, quel meraviglioso angolo della nostra Pineta dove vive, solo e malato ormai, questa Madre di tutte le Querce fusa con il Padre di tutti i Roveri e dove, almeno per una volta, tutti i cittadini si sono recati, se non certamente per adorarlo, almeno per ammirarlo.
Forse quest’anno sarà l’ultimo in cui potrò godere della loro presenza, ma, fino alla fine dei miei giorni farò come questi bambini.
Non ho voglia di scrivere versi stamani e lascio ad un altro dialetto la semplice filastrocchina odierna:
San Giuseppi
(Paceco – Sicilia)
San Giuseppi caminava,
e me' frati lu 'ncuntrava
senza piriculu e senza dannu
lu patri meu V'arraccumannu.
e la più comprensibile:
San Giuseppe
(Campodipietra - Campobasso)
San Giuseppe vecchierello,
cosa porti nel cestello?
Erba fresca e fresche viole,
nidi d'uccelli e lieto sole,
e nel cantuccio più piccino ,
c'è di neve un fiocchellino.
Un piattino di frittelle,
e poi tante cose belle...
p.s ho fatto come la Chiesa, ho anticipato un giorno, ma la storia è la solita classica zuppa: buona anche per domani.