Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
In merito alle recenti dichiarazioni, rilasciate dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi sulla riforma del lavoro, in cui asserisce che, questa manovra “lo riporta ai tempi in cui sua madre, giovane operaia in una segheria di Buti nel dopoguerra, raccontava che il padrone si permetteva di mandare a casa le sue dipendenti solo con un urlo”.
Noi riteniamo che, il vero problema non sia l'Articolo 18, la cui modifica o eliminazione non rappresenta comunque un urgenza o una necessità. A sostegno di tale tesi infatti, in Toscana come in Italia, ci sono centinaia di piccole imprese al di sotto dei 15 dipendenti in cui l’articolo 18 non si applica e ciò nonostante, i lavoratori in queste imprese non vengono in ogni caso licenziati “con un urlo”; Questo in virtù del fatto che le vere regole che disciplinano il licenziamento sono scritte altrove ovvero nel codice civile e nel contratto di lavoro".
Noi pensiamo che, il miglior modo per tutelare i lavoratori, è una riforma dello statuto dei lavoratori, (che è stato scritto dai Socialisti Brodolini e Gino Giugni ed approvato dal parlamento con l’astensione del Partito Comunista) il quale è stato progettato per un mondo del lavoro degli anni ’70 che oggi non c’è più.
Il vero problema è avviare la crescita, con piani di stimoli per l'economia reale che partano da un abbassamento delle imposte dirette alle imprese e ai lavoratori, va' favorita il più possibile l'occupazione giovanile, eppure queste cose sembrano non interessare né al governo né al nostro Presidente, impegnati invece a propagandare false battaglie ideologiche.
Rossi Valerio FGS Toscana