Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Ho costruito anch’io la mia piccola Agrifiera casareccia, sempre aperta estate e inverno e aggratisse, dove c’è spessissimo, all’ombra di un grande leccio, lo lentomangiare di frutta o salcicce abbrustolite o schiacciatine appena sfornate, vino bianco o nero, un tavolo grande tipo contadino dove si discute con gli amici fra un nocino o un limoncello di Arselle Giornale Pioppini Serchio, tutti maiuscoli, poi spazio bambini con altalene e scivoli (tre nipoti!), un’azzardosa teleferica con seggiolino per veloci cadute controllate, oggetti recuperati e dismessi ma dal fascino antico, legni contorti trovati nel bosco o sul mare, vecchie pietre scalpellate da vecchie mani, damigiane (quelle soffiate no stampate!) piene di imperfezioni che danno loro un’unicità incredibile e salvate dalle grinfie della Revet, conchiglie di mare e di fiume, sassi e sassetti di tutti i colori, tutto e di più da farne un “museo” come dice Don Lido quando viene a benedire, o una “fiera” come dicono gli amici o un “casino” da buttare come dice mia moglie e anche i miei figli.
Ma io, duro, vado avanti con la scusa di “tanto il posto c’è” finché non ci sarà più e quando non ci sarò più nemmeno io… allòra faccin loro!
In questo miscuglio di e da fiera non può mancare anche la parte dedicata agli animali e allora ecco una ciotola alta su un palo dove tortore e passerotti chiedono che vi posi pane e semi, un prato bucato e tartassato da merli tutto l’anno e da upupe di questi tempi, cornacchie e gazze che rubano il cibo ai passerotti, addirittura un picchio verde che tamburella sul tronco di una grande quercia (la mia fissazione) e un coro continuo di cinguettii melodiosi di capinere e tubii monotoni di tortore e colombi.
Qualche trattore ogni tanto a lavorare i campi confinanti e poi pace e pace e pace, tanta pace che anche le lucertole si sentono amiche e mangian con noi e (...mia moglie non legge la Voce e quindi son tranquillo) fra poco aspetto con gioia il risveglio di un paio di bisce che dormono ancora sotto le pietre di un’aiola!