Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Dobbiamo assumere come punto di vista e di orientamento nelle scelte il “senso del limite”, con cui definiamo quel punto di vista generoso e non egoista che ci impone di pensare a chi verrà dopo, che non basta pensare all’oggi. Il modello industriale non va bene per tutto; tantomeno può essere adottato come punto di vista o di analisi e misurazione del benessere. Il tema delle risorse naturali e della loro conservazione è essenziale. Non si tratta di contrapporre crescita a decrescita, ma di assumere l’orientamento crescita/decrescita sulla base di categorie “nuove”, fondate invece su valori “antichi” e quindi far crescere: i servizi, le energie verdi (dove servono, quante ne servono – senza speculazioni), i trasporti pubblici, l’economia plurale (sociale e solidale), le agricolture e gli allevamenti biologici (il cibo costituirà sempre più l’elemento centrale nei conflitti futuri!); trasformare le nostre città per i cittadini – non per le auto, tantomeno per la rendita. Occorre allo stesso tempo far “decrescere” le “intossicazioni” date dal modello consumista, le abitudini alimentari ed il modello di produzione di tipo industriale, la produzione di oggetti “usa e getta”, di apparecchi non riparabili, il traffico delle auto private e dei camion, la costruzione di nuove strade (che “chiamano” altre auto ed altri camion), di capannoni vuoti. O assumiamo in toto il tema della riconversione ecologica dell’economia oppure non ha senso continuare a parlare di “sviluppo sostenibile”.
Lo sviluppo non può essere “misurato” con l’andamento del PIL o dagli indici di Borsa! Lo sviluppo è tale se c’è qualità, innovazione, vera sostenibilità; se costruisce, cioè, “qualità della vita” e “ben-essere”, non “ben-avere”; se si pone l’obiettivo di ampliare la gamma dei diritti e - di conseguenza - gli spazi di libertà individuali e collettivi; se produce beni per i cittadini e non merci per i consumatori; se rimette al centro i territori, le loro vocazioni e il loro rispetto (quello che oggi manca e le cui conseguenze piangiamo anche in questi giorni); se rimette al centro la persona umana e i beni e servizi ad essa necessari. Non i mercati e la speculazione!Dobbiamo renderci conto che non tutto è possibile; non tutto è vero sviluppo.
Giacomo Sanavio (Assessore provinciale alla programmazione territoriale, Pisa)