Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Dopo un lungo viaggio di 2000 anni dalla Cina dove il suo ideogramma, un alberello in un vaso, significava l’albero per antonomasia, il nostro passa per l’Armenia, che gli darà il moderno nome scientifico prunus armeniaca, da dove arriva verso il 70-60 a.c. a Roma divenendo praecocum, o dal mondo arabo dove lo chiamano al-barquq.
Questi nomi si trasformeranno nel francese apricot e nell’italiano albicocco non senza una romantica variazione rinascimentale in armellino come riprese e cantò il Pascoli (e chi se non lui?) in La cinciallegra:
avevi i piedi nudi su la soglia,
tremavi come un armellino in fiore
che trema tutto al vento che lo spoglia.
Simbolo della bellezza femminile per la rotondità vellutata del frutto e la sua forma di due parti incise da un morbido roseo solco che una sembra sia la guancia di una donna e l’altra non sto a dire cosa, a me fa pensare e dire, al solito, un gioco di parole:
O albicocco,
di primavera sei presto in succhio,
d’estate ne fai un secchio,
che poi trasformi in succo.
L’inverno invece lo passi al secco.