Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
La redazione, con i suoi articoli e articolisti, cerca di sollevare problemi che stanno a cuore della cittadinanza tutta e lo fa a volte con battutelle, ma si sa che anche piccoli colpetti fanno un livido grande, come la famosa goccia sulla roccia.
Dopo il precedente scritto sulla presenza delle forze dell’ordine sul territorio, il cui risultato non ci è dato da sapere anche perché con battute (perlustrazioni e non giochi di parole) in corso è giusta la riservatezza, si sono avute risposte e commenti più o meno condivisibili e più o meno utili, ma noi riproponiamo ancora le tre sensazioni che hanno dato modo di avvicinarsi a questa brutta realtà.
Il sospiro che viene dal vedere come si è pensato di ostacolare il viavai di gentaglia è un misto di rassegnazione e sorpresa al fatto che solamente la proprietà abbia pensato a “chiudere” le vie di accesso al traffico di troiaio, ma logicamente con poco risultato.
Lo sguardo ora viene dato dentro la pineta, ricettacolo di bastardume e di brutture dovute a questa presenza.
Decine di luoghi come questo denotano il susseguirsi di gente che si nasconde.
Il pensiero è, comune in tutte le fasce sociali, che al loro paese dopo un uovo rubato: zac, la manina e dopo la gallina: zac, l’altra manina!
Qui invece dell’uovo e della gallina rubano il pollaio e la massaia e noi: niente!