Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Un tempo si chiamava Boletus rubellus o versicolor perché le tonalità del colore del suo cappello variavano da un rosso allegro (rubellus in latino) ad altre colorazioni fino al marrone scuro, poi a qualcuno venne in mente di mettere tutti i boleti a cappello rosso nel genere Xerocomus e così il nostro piccolo buonissimo variopinto e sconosciuto boletino è diventato: xerocomus rubellus, ma per me resta sempre un buon funghino da pastasciutta, meglio se con gli altri cuginetti bistrattati e scartati dagli altri più fini cercatori.
Buon per me!
Ma il punto non è la storia micologica, ma la sua crescita o meglio il suo luogo di crescita.
Questa è la seconda volta che raccolgo funghi boleti (buoni o meno son sempre boleti) nel giardino di casa mia, nati insieme e fra una varietà incredibile di erbettine di prato come si vede nella foto.
Oltre a portare a casa ogni genere di troiaio che è nel bosco, compresi anche gli acari del selvaggiume che mi usano come veicolo e appena arrivati saltano addosso agli altri della famiglia, forse son pieno anche di spore di ogni razza di fungo che, forse forse, mi voglion regalare qualcosa della loro vita boschiva.
Mi par d’essere una serra!
Mio padre mi diceva che da tanto che stavo in Serchio prima o poi mi sarebbero nate le branchie, ora son pieno di ife!