none_o


Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA  sono la figlia della "Cocca".

Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.

Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché  anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è  ancora comunità.  

. . . mondo è paese. Ieri Marine Le Pen è stata .....
Volevo farlo poi però ho pensato che era meglio piantare .....
Vai a seminar patate così per la festa di maggio c'hai .....
Ci dicono che Putin e la Russia vogliono invadere l'Europa. .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
Incontrati per caso...
di Valdo Mori
none_a
di Angela Baldoni
none_a
none_a
Incontrati per caso...
di Valdo Mori
none_a
Pisa, 6 aprile
none_a
Pisa
none_a
Intervento di Mario Pereira alla Festa di Primavera
none_a
Fiera di Primavera.
none_a
Vaiano, 4 aprile
none_a
passano gli anni
cambiano i volti belli
ma i tuoi occhi sono rimasti
quelli di allora
ed è nei tuoi occhi che vedo
l'amore che non è mutato

e .....
tutta la zona:
piscina ex albergo
tutto in stato di abbandono

zona SAN GIULIANO TERME
vergogna
none_o
AMARCORD

21/10/2012 - 7:39


O nonna, o nonna! deh com'era bella
Quand'ero bimbo! ditemela ancor,
Ditela a quest'uom savio la novella
Di lei che cerca il suo perduto amor!
Sette paia di scarpe ho consumate
Di tutto ferro per te ritrovare:
Sette verghe di ferro ho logorate
Per appoggiarmi nel fatale andare:
Sette fiasche di lacrime ho colmate,
Sette lunghi anni, di lacrime amare:
Tu dormi a le mie grida disperate,
E il gallo canta, e non ti vuoi svegliare.
Deh come bella, o nonna, e come vera
È la novella ancor! Proprio così.
E quello che cercai mattina e sera
Tanti e tanti anni in vano, è forse qui.


Trovate Voi, senza leggere oltre,  l’aggancio della foto ai versi della universalmente nota poesia carducciana “Davanti San Guido”.


Ve lo dico io.


La raccolta della resina è legata alla storia dell’uomo a partire dall’epoca preistorica ed è sopravvissuta fino a pochi decenni fa per i molteplici utilizzi di questo materiale naturale.
L’uomo preistorico, ad esempio, fissava le sue frecce ed i suoi strumenti di pietra a manici di legno con un impasto di resina, carbone e cera d’api.
Al tempo dei romani poi l’attività di estrazione della resina dagli alberi di pino era sottoposta a rigido controllo da parte del Fisco, che vi traeva una tassa di concessione, come per le saline.
La trementina grezza è la resina che cola dai fusti di molte conifere (pini, abeti, larici), opportunamente intagliati. La raccolta avviene da marzo a ottobre, in piccoli recipienti fissati alla base dell’incisione a V praticata sul fusto. La produzione annuale di trementina grezza da un albero varia da 1 a 2 Kg.

Il componente principale di questa resina è il pinene, composto organico che ha la caratteristica di indurire a contatto dell’aria.
Dalla trementina grezza, attraverso processi di distillazione, si ricava l’essenza di trementina, nota come acqua ragia, utilizzata come diluente delle vernici e come balsamo per le vie respiratorie. Il residuo della distillazione si chiama colofonia o pece greca, ed è usata per la preparazione di vernici, cera lacca e saponi di resina.
Un utilizzo senz’altro curioso della pece greca, ancora oggi insuperato, è rappresentato dal trattamento delle corde degli archi per suonare strumenti musicali.


Troppo tecniche e asettiche le notizie sulla “ragia” e i suoi usi.


Guardiamo con gli occhi dell’anima e ascoltiamo con le orecchie del cuore e sentiremo piangere il nostro “pineto” con una pioggia (antidannunziana) di gocce di resina e sentiremo il dolore di quelle ferite che solo il tempo, il Grande Guaritore, riuscirà a lenire e a far dimenticare e far fantasticamente credere ai novelli visitatori del bosco che in “certe fantastiche piante” le foglie siano partorite dall’interno della pianta.


Ah, dimenticavo: le piante venivano scalfite a vita o a morte, con cicli di circa sette anni, dando un fiasco di prodotto all’anno!


Tutto torna ora, caro il mio Giosuè?

+  INSERISCI IL TUO COMMENTO
Nome:

Minimo 3 - Massimo 50 caratteri
EMail:

Minimo 0 - Massimo 50 caratteri
Titolo:

Minimo 3 - Massimo 50 caratteri
Testo:

Minimo 5 - Massimo 10000 caratteri