Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Il greco kopros (sterco) e il latino comatus (con la chioma – chiomato) danno l’italiano coprino chiomato con il dialettale “fungo dell’inchiostro” che esula dal rimarcare le caratteristiche del luogo di crescita e l’aspetto del fungo giovane, incentrando l’attenzione al marcimento del cappello e l’aspetto nero pece che prende il e dal bordo.
Questo fungo comune e poco raccolto è uno dei migliori funghi commestibili, sia cotto che crudo, ma con le dovute attenzioni, facili e necessari accorgimenti per non cadere in situazioni di disagio.
Primo: il fungo va raccolto da giovane e non vale tanto la grossezza dell’esemplare tanto quanto il colore delle lamelle. Perché il fungo sia nello stato ottimale per la degustazione, le lamelle devono essere bianchissime dato che la sua crescita e il suo deperimento sono velocissimi.
Torcere delicatamente il cappello che si staccherà facilmente dal gambo per verificare il colore e ritardare allo stesso tempo la maturazione, gettare gli esemplari che iniziano a cambiare il bianco in rosa che varierà in nero, posizionare il cappello nel cestino con la punta in giù e correre a casa per mangiare uno dei più delicati prodotti del bosco.
Crudo, con il solito intingolo di olio sale e pepe - poco o niente limone - si scioglie in bocca (mi sta venendo l’acquolina) e cotto pochissimi minuti con burro e sale è una delizia!
Secondo e più importante: non bere assolutamente vino insieme al coprino!
Lo sapete, per essere ottime le cose devono essere difficili!