Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Quando, da bambinetto, mia madre mi cantava questa canzone, molto in voga negli anni ’40, io la pregavo di smettere perché le lacrime agli occhi non venivano solamente alla piccolina, ma anche a me, che di bambole non me ne poteva fregare più di tanto, coinvolto però dal dolore della bambina malata e abbandonata.
Ora ci sono altri tipi di canzoni, sia nella musica che nelle parole, e forse potrebbe far sorridere risentire quelle antiche storie dolorose, ma non ce la faremo mai a farle uscire dalla nostra memoria (parlo per quelli della mia età).
Una considerazione su questa canzone e sul suo finale me l’ha fatta fare questa bambola spiaggiata in San Rossore e proveniente da qualche paese lungo l’Arno, sicuramente gettata via da qualche mamma, non di facili costumi indubbiamente, ma di facili ripulisti dei giocattoli inutilizzati dalla figlia che sta crescendo.
Quella piangeva perché non le aveva, questa piange perché non le vuole!