Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
In un commento alla f.d.g. dell’Albero dei nomi, P.G. diceva testualmente : “Da singoli non rappresentiamo nulla, insieme, anche con piccoli gesti, possiamo fare molto.”
E noi lo abbiamo fatto, con fatica, sudore e lacrime amare, siamo entrati in una maledetta “maremma amara” a lavorare come ciuchi, ci siamo comportati come queste formichine trasportando ogni bene all’ammasso comune per rimpinguare il granaio divenuto un gran-erario, ma la richiesta non si è limitata a briciole e pagliuzze… è divenuta un macigno insopportabile.
Ora non ce la facciamo più!
Per quanto ancora dobbiamo tenerlo sulle spalle?
Non sarà un raccolto troppo grosso perché possa entrare nella nostra casa?
Stasera ci riposeremo e festeggeremo con fuochi e dolci, abbracci e liquori, poi… alla via col vento!
Questa la lettura politico-sociale, ma chiudiamo l’anno nello stesso modo “leggero” con il quale siamo arrivati fin qui:
“Ferme compagne! Un attimo (qui ci sta bene lo stra-usato e stra-abusato attimino data la grossezza dell’oratore).
Ribelliamoci a quel pazzoide di Esopo che ci ha costretto a lavorare in eterno; stasera uniamoci alle cicale e festeggiamo allegramente la fine della nostra schiavitù.
Che siano balli e fuochi, orge e sperperìo!
Un’ultima cosa: ma siete proprio sicure che la Regina, quando ha detto “portate all’ammasso”, volesse intendere “portate là un masso?”
Mi viene il dubbio di aver lavorato un anno per niente!”
comunque, come avrà senza dubbio detto uno degli straordinari conoscenti di BB in un imprecisato, ma allo stesso tempo den definito momento:
"la morte cià a trovà vivi!"
Buona fine allora!