Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Questa settimana Finalmente Domenica! ospita le brevi riflessioni di uno dei fotografi che si sono cimentati nel tentativo di esplorare visivamente la Cattedrale di Pisa, dopo averla sezionata mentalmente con l'aiuto di Sergio Costanzo e Silvia Piccini.
Fotografo accreditato per catturare immagini nella Cattedrale di Pisa per qualche ora in un piovoso pomeriggio di marzo. Nonostante il cartellino e la pesante attrezzatura mi chiedo ancora una volta: ma quali foto?
Le bancarelle che, nonostante i tentativi dell'Amministrazione comunale, ancora si allungano sul lato della strada di fronte al Museo delle Sinopie sono piene di libri a loro volta colmi di fotografie del Duomo e del suo prezioso contenuto. Cosa fotografare allora?
Forse è meglio lasciar perdere momentaneamente le foto e ascoltare le due guide che ci accompagnano? Può darsi che qualche suggerimento illumini l'inconscio della macchina fotografica.
La fotografia, se usata per illustrare la parola, diventa didascalia, elemento accessorio che mi interessa poco. Allora la cosa migliore, ancora una volta, rimane comprare un bel libro illustrato. Anche ascoltare non aiuta e rimane il problema: quali fotografie scattare?
Come realizzare fotografie in grado di invertire i ruoli tra parola e immagine e mettere in primo piano l'aspetto visuale, l'autonomia, se esiste, della dimensione visiva di questo mostro sacro per il quale siamo qui nella piazza, un'atonomia che preceda e guidi la parola? Ma anche questa è una pretesa assurda, una ripresentazione dell'utopia realista così bene espressa da Zola che lodava Manet perché non sapeva né cantare né filosofare ma sapeva dipingere.
Perché allora non lasciarsi trasportare dal fascino delle persone, dalla curiosità che li spinge ad ascoltare una lunga spiegazione sotto la pioggia, a sdraiarsi per terra, a contorcersi pur di fotografare, di sapere, di conoscere, perché non seguirli e lasciarsi guidare da loro?
Massimo Ceccanti