Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Ricopio dalla Battigia e dal suo secondo commento:
…Madamadorè non ce la fa stamani a decollare, la sfiducia, l'amarezza e la tristezza hanno il sopravvento, ma non voglio odiare, non voglio entrare nel tunnel del così fan tutti, del son tutti uguali, della destra e la sinistra che non esistono più e via avanti così. Voglio trovare la capacità di so-stare in questo conflitto per costruire qualcosa di buono. Voglio combattere la sindrome di schettino, del si salvi chi può... vorrei salvarmi insieme a tutti gli altri, e allora, sia pure in forma dubitativa, mi appello a Rossella di via col vento...domani sarà un altro giorno?
…Aspettare la nuova alba e non fare nulla è lasciare che tutto prosegua inesorabilmente verso una fine, verso il fondo del barile che si sposta sempre più in basso..... senza fine…
Cari Amici Madamadorè e G.P. (ti scrivo maiuscolo), sono-siamo tutti con la sola speranza del famoso detto ollivuddiano, ma non con il fatalismo del film, con la vera speranza di un domani migliore se migliori saremo noi.
Avevo già fatto, come di consueto, il mio programma di inserimento della foto del giorno con un sole dietro le nuvole che stentava a uscire e che pensavo fosse la metafora giusta per il momento che stiamo vivendo.
Io sono più sensibile di Te, dolce e battagliera amica, non ce l’ho fatta a sopportare la maratona delle cazzate intorno al Colle e sono andato a rimuginare la rabbia al Fiume, o meglio al Fiumaccio, ma tanto anche il colle stava diventando un Collaccio!
Ebbene, là, dove poco prima era una distesa di crosta dura piena di crepe, terreno arido e inospitale, ora le piogge avevano allagato quel magico posto, il verde aveva ripreso possesso del grigio e nell’acqua (acqua di pioggia lo ripeto) sguazzavano felici branchetti di avannotti.
Chi li aveva partoriti?
Di quale specie di pesce?
Dove si erano incubati?
Come avevano fatto a resistere all’estate e all’inverno?
A questa vista ho cambiato foto e commento pensato in precedenza.
Se riusciremo a fare come questi esserini, allora davvero…domani è un altro giorno!
...dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono fiori...
Via del campo. Fabrizio De André