Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Anche stanotte ho sognato, non visioni ma suoni, ho sognato e dormito cullato dalla musica verdiana che avevo appena appena gustata appassionatamente al Teatro del Popolo di Migliarino nella seconda serata di "Musica che passione" dedicata a Giuseppe Verdi.
Verdi e la sua passione, la passione di Violetta e Alfredo, del Duca di Mantova e Gilda, Aida e Radames e ora anche la mia per la Musica!
Allora libiamo anche noi insieme ai personaggi della Traviata.
Svegliamoci dal sonno sognatore e sogniamo ad occhi aperti.
Sogniamo del perché siano stati dati ai nostri territori (parlo di quelli locali ma la cosa è nazional-modiale detta oggi globalizzata) strani stranissimi nomi, del perché tanti dei nostri paesi siano con il suffisso "iano", del perché esistano località con nomi di piante, o con quelli di personaggi ed altre con ricordi di situazioni ivi accadute, e fermiamoci vicino vicino… a Nodica.
Feo, Boccali, Pucinaia, Padule Grande, Capannone, Fossa Magna, Sfatticci, Ponte a Luccio e decine di fantastici toponimi e soffermiamoci su uno che mi ha fatto sempre sognare una Grandeure nodichense come la Marie vecchianense di inizio ‘800.
Borgogna!
La Borgogna nodichese è la parte che confina con Malaventre migliarinese nei terreni lungo il Serchio, per intenderci il lato destro della provinciale viaggiando da Migliarino a Vecchiano poco dopo la rotta del Natale 2009.
Perché il nome ricorda quello famoso della regione francese?
Forse per lo stesso motivo che spinse il famoso Veronelli (quasi 100 modi di fare un uovo al tegamino!) a scrivere in un noto giornale la storia dei vitigni che i Salviati avevano avuti in dono dai parenti francesi e che avevano poi ri-regalati ai Gherardesca facendone la loro fortuna con il ”Sassicaia”!
Già! Il vino!
È nota la bontà del vino di Nodica, quello del “piano” come dicono i nativi, ma non quello verso la Bonifica che al tempo dell’attribuzione del suddetto nome non era ancora stata fatta, significando allora che vi doveva essere un’altra zona di coltivazione.
E come si poteva chiamare tale zona se non affiancandola, forse e senz’altro superbiosamente, alla nota regione francese?
E chi non può pensare che tale nome fosse proprio stato dato dai francesi che avevano la Marie, e i suoi terreni, per ricordare le bevute di casa?
Fatto sta che adesso si risolve il problema se pure spostandolo di pochi metri!
Eccola la Borgogna di Nodica!
È davanti al ristorante “Da Mery”, con migliaia e migliaia di barbatelle di vitigni di nobile rosso cabernet e merlot e sauvignon, che andranno per il mondo portando con sé il nome del vino, ma dentro di loro l’aria di casa nostra e l’afrore della nostra terra!