Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
La consigliera regionale Monica Sgherri, i neo consiglieri comunali Marco Ricci e Francesco Auletta insieme al segretario provinciale di Rifondazione Comunista, Luca Barbuti oggi in visita al penitenziario pisano, si sono trovati dinanzi a questa incredibile realtà
Per chi, come noi, reputa i diritti della persona e dei lavoratori prioritari, la visita alle strutture di detenzione non ci lascia mai soddisfatti, ma oggi davvero la situazione carceraria che si vive a Pisa merita una urgentissima assunzione di responsabilità da parte di tutte le istituzioni e l’individuazione immediata di soluzioni.
Il numero di detenuti spropositato, 360 anziché 280; il numero di agenti ridottissimo, soli 178 anziché 255; il gran caldo che una struttura di cemento armato e ferro assorbe quando a Pisa fanno oltre 30 gradi, peraltro coinciso con un guasto dell’impianto di erogazione dell’acqua per una intera giornata, non lascia spazio a molte interpretazioni. Non ci vuole molto ad immaginare quanto possano essere dure, inaccettabili, le condizioni di lavoro, di vita per gli agenti e per i detenuti in una tale condizione.
Come se non bastasse l’alto numero di detenuti (solo nel reparto femminile sono 47 anziché 33 con lo spazio di una cella diviso anche tra 6 donne) e il numero non adeguato del personale stanno riducendo drasticamente i progetti di lavoro, di studio e di socializzazione degli spazi nei vari reparti, lasciando cosi le persone detenute all’ozio forzato e continuo, condizione non certo fautrice dell’emancipazione e del recupero sociale a cui si ispira la nostra normativa giudiziaria e la Costituzione.
In questa condizione l’unica soluzione immediata affinché il Don Bosco (come probabilmente le altre carceri italiane) recuperi la sua funzione di riabilitazione sociale dei detenuti è un intervento del governo Letta in cui trasformi in pene alternative o, meglio ancora, si depenni tutta una serie di reati previste dalla Bossi-Fini riguardanti l’immigrazione e la Fini-Giovanardi per quelli legati al consumo delle droghe.
Per quanto ci riguarda, porteremo all'interno del Consiglio regionale e di quello comunale di Pisa alcune proposte che vadano ad incidere immediatamente nella vita quotidiana dei detenuti e di conseguenza nel rispetto dei diritti dei lavoratori e lavoratrici del carcere.
Vogliamo infine ringraziare gli agenti e il personale del carcere che in questa difficilissima condizione lavorativa ci hanno comunque messo nelle condizioni di effettuare la visita ai vari reparti del Don Bosco.