Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
L’inizio non l’ho capito tanto bene, ma credo che sia successo cosi:
“Noooo! Attentaaa!”
“zac!”
“No amore mio, no! Come sarà la mia vita senza te? Cosa rosicchierò a fare caci e panni da solo in questa grande casa? No, ti seguirò e seguirò la tua sorte!”
“zac!”
Il seguito invece è proprio così:
“Mi spiace, ma due di meno a combinarmi danni. Avevano cibo e riparo in abbondanza fuori senza venirmi in casa, mi spiace, ma ognuno al posto suo.”
E mentre mi dolgo della duplice “cattura” mi viene in mente la goliardica battuta ormai persasi nel gergo moderno, come persa si è la gioia della conquista dell’equivalente:
“Chi per la topa muor vissuto è assai!”
Non vi scandalizzate, non faccio altro che narrare un fatto appena appena successo!