Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Un poeta americano nato in una città di provincia nel 1938 e morto nel 1988, dopo una breve vita piena di dolorose situazioni che vanno dall’alcool al dissesto economico, ci ha lasciato una interessante poesia: Il pittore e il pesce che un altrettanto “strano” artista romagnolo, che non si sa se questi esista davvero, ha trasposto in un libro dallo stesso nome.
Questa è l’introduzione che si racconta per la nascita dell’opera:
“All'inizio del 2007 Carlo Dalcielo ha letto la poesia di Raymond Carver "II pittore e il pesce". Dalla poesia ha ricavato una sceneggiatura in cinquantacinque inquadrature. Ha poi invitato cinquantacinque artisti visivi a realizzare ciascuno una delle inquadrature. Gli artisti hanno accettato, e hanno consegnato a Carlo Dalcielo le loro opere. Questo libro, un'opera collettiva e unica allo stesso tempo, è il risultato del loro lavoro”.
Questa è l’introduzione che si scrive per la presentazione del libro:
“Questo libro straordinario è l’incontro fra un grandissimo scrittore e poeta, Raymond Carver, e un’intera generazione di artisti contemporanei. Il giovane artista Carlo Dalcielo, innamoratosi della poesia di Carver, Il pittore e il pesce, ha chiamato a raccolta cinquantaquattro fra i più significativi artisti visivi italiani, e dopo aver scomposto la poesia ne ha tratto uno storyboard, commissionando a ognuno degli artisti un’immagine, un frame.
Il libro (che si apre con la poesia di Carver) è un’opera editoriale originalissima, che si legge come un fumetto, come una poesia, come un catalogo d’arte, come un’opera unica e al tempo stesso multiforme”.
Questi sono parte dei versi della poesia (verso il finale):
[…] Anche quella era un’immagine che non
voleva dimenticare, ma poi
al pensiero seguente si strinse
nelle spalle. A che serviva?
Continuò a camminare finché arrivò al pontile
con i suoi piloni mezzi marci. La pioggia cadeva
più forte ora. Sibilava quando colpiva
l’acqua. I lampi andavano e venivano.
I lampi scoccavano nel cielo
come ricordi, come rivelazioni. Proprio
quando era sul punto di disperare,
un pesce saltò fuori dall’acqua
scura sotto il pontile e ricadde in acqua
e poi venne su di nuovo come una saetta
per ergersi sulla coda e scrollarsi tutto!
Il pittore poteva a stento credere
ai suoi occhi, alle sue orecchie! Aveva appena
avuto un segno – anche se la fede non c’entrava
niente. La bocca gli si spalancò
di colpo. Quando raggiunse casa
aveva smesso di fumare e raccolse
iI pennello. Era pronto a ricominciare,
ma non sapeva se una sola
tela sarebbe bastata per contenere tutto.
Non importa. Avrebbe continuato
su un’altra tela, se necessario.
O tutto o niente. […]
Non ho letto/visto il libro… ma erano davvero 55?
… o se fossero stati 54?
Pareggio io allora, non per entrare fra gli artisti, ma per non creare malintesi aggiungendo che il pesce non solo saltò e si scrollò, ma disse anche:
“Bloblo blò. Bloo blob blò blob!”,
ma Raymond non capì e non avrebbe nemmeno potuto e saputo mettere le parole nel quadro che aveva in mente.
(ma non avevo detto seriamente?)