Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Tre giorni alla fine dell’anno, tre colori per aspettare quello nuovo.
Questa volta Vi lascio in compagnia del Fiumaccio per pensare al dolore di quelli che hanno sofferto di più in questi mesi passati e che ancora piangono lacrime di sangue come i cipressi della lama che si ammantano di un rosso sudario.
Il bianco degli scheletri dei pioppi, anch’esso pare un lenzuolo di morte, fa da contorno cambiandosi allo stesso tempo in un simbolo di pace necessaria perché la vita riprenda.
Da parte, appena appena al di fuori ma unito nel contesto, c’è un magnifico verde, eterno simbolo della pineta, della vita e della speranza, quella che non deve mai morire come dice il detto e come ci dice il cuore.
O se invece trasferissimo tutto nell’altro simbolo, il Tricolore?
Stessi pensieri!
Alla prima del nuovo anno allora!
Buona fine e Buon principio (come i sempreverdi pini).
u.m.