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Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA  sono la figlia della "Cocca".

Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.

Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché  anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è  ancora comunità.  

. . . mondo è paese. Ieri Marine Le Pen è stata .....
Volevo farlo poi però ho pensato che era meglio piantare .....
Vai a seminar patate così per la festa di maggio c'hai .....
Ci dicono che Putin e la Russia vogliono invadere l'Europa. .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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di Angela Baldoni
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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Pisa, 6 aprile
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Pisa
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Intervento di Mario Pereira alla Festa di Primavera
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Fiera di Primavera.
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Vaiano, 4 aprile
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passano gli anni
cambiano i volti belli
ma i tuoi occhi sono rimasti
quelli di allora
ed è nei tuoi occhi che vedo
l'amore che non è mutato

e .....
tutta la zona:
piscina ex albergo
tutto in stato di abbandono

zona SAN GIULIANO TERME
vergogna
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Conservare
Le Madamadorè

22/2/2014 - 23:21

Conservo un ricordo, un pensiero, un’idea.


Non conservo tendenzialmente cose materiali che non uso più, tendo a dare le cose di cui non mi servo a chi può ancora utilizzarle e mentre “riciclo”, “conservo”  un principio, che sia di solidarietà, di equità o di eco-sostenibilità.  


E poi faccio uno sforzo immane, ogni giorno, per conservare le tradizioni del mio paese, della mia gente, una dialetto, un luogo comune, i soprannomi, per passarli a chi più piccolo di me, che dovrà sapere e conservare a sua volta, in una sorta di staffetta infinita.


Conservo i diari e i libri di scuola, ogni tanto mi tuffo la dentro per ricordare com’ero, cosa speravo, sognavo e per ricordare come possono sentirsi oggi i miei figli, per ri-mettermi nei loro panni, per accorciare le distanze, per comprendere.


In più c’è la voglia e la determinazione di conservare l’ambiente, il paesaggio, più sano e vivibile possibile ed in questo mi avvalgo dell’aiuto di chi ho intorno, cercando di fargli capire quanto preziosa sia quella zolla di terra, quel ciuffo d’erba, quel rigagnolo d’acqua che sbuca dal monte con tanta euforia…perché di questo fondamentalmente viviamo, di Natura.  

Siamo solo una piccola parte di essa, anche se superbamente la defraudiamo ogni momento, carpendo, mangiando fin dove sia consentito ed anche oltre, con cemento, rifiuti , smog…ma nel gioco delle parti anche la natura tende a conservare se stessa e ce ne sta dando saggi sempre più frequenti, riprendendosi ciò che senza ragione, le è stato tolto.


Ma per mio pensiero, lei   facendo questo si fa protagonista di un disegno ben più grande, conservare se stessa per poter dare anche all’essere umano  la possibilità di esistere ancora, in una simbiosi perfetta se non contaminata dall’egoismo e dalla scelleratezza.
Noi no, l’uomo no, è spinto solo da avidità, superbia ed egoismo; degni del girone infernale dei superbi, forse saremo condannati a vagare in tondo con un masso sulle spalle che ci costringerà a guardare solo verso il basso, verso la Terra.


Conservo con tenacia un filo rosso che collega la mia storia, il filo rosso della stima che voglio mantenere di me stessa e della coerenza che cerco di coltivare e di praticare. Conservo  i miei valori e le mie idealità, e li alimento con la ricerca continua di risposte e  di domande, questo fa sì che non si trasformino in rigidità.


Conservo qualche pagina bianca per qualche storia che forse vorrà essere narrata, e questa dovrebbe essere una metafora che rappresenta una necessità non solo per le persone, ma anche per il mondo. Avere qualche pagina bianca, conservare qualche spazio vuoto vuol dire guardare al futuro e vuol dire aver fiducia e speranza nel domani e in chi lo abiterà.


Vita dura per questa parola in un mondo che è continuamente alla ricerca della novità. Una novità spesso ricercata con spregiudicatezza. Novità in ogni campo, le sirene suadenti ci invitano a liberarci di ogni cosa e ad aprirci a nuove cose.


Credo invece, che la sfida più ardua sia quella di conservare, riuscendo a rinnovarsi perché l’essere solo conservatori ad ogni costo è rischioso, se si è chiusi, ciechi e sordi, si rischia di perderci, di vivere una vita che non esiste, ritrovandoci con in mano un pugno di briciole e a questo proposito ho in mente l’immagine della statua di pane, del Cristo col colbacco descritta ne “La compagnia dei Celestini”: era stata conservata con cura per decenni, preservata da ogni cambiamento o novità, un giorno cadde giù, implosa perché le formiche se l’erano rosicchiata dal di dentro…e va bene, forse non vale, era di pane!
 

 
 

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