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Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA  sono la figlia della "Cocca".

Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.

Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché  anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è  ancora comunità.  

. . . e me torno in letargo. Chissà quanto ne può .....
. . . ora che non c'è più Berlusconi "il Pappiana" .....
. . . pensavo fosse cambiato qualcosa in questi anni. .....
. . . non è stato possibile al Pappiana (IV di Renzi) .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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di Angela Baldoni
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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Fiera di Primavera.
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Vaiano, 4 aprile
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Pisa, 3 aprile
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Pisa, 2 aprile
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Marina di Pisa, 4 aprile
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passano gli anni
cambiano i volti belli
ma i tuoi occhi sono rimasti
quelli di allora
ed è nei tuoi occhi che vedo
l'amore che non è mutato

e .....
tutta la zona:
piscina ex albergo
tutto in stato di abbandono

zona SAN GIULIANO TERME
vergogna
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Morando ed Elena (gamberi compresi).

14/7/2016 - 7:45

...e Morando delle Prata Vecchie  incontra Elena del Montenegro...

  

“Che fai Morando, sei scemo a dare tutti i gamberi ai polli? C’è la Regina che cerca i gamberi per pescare i ragni. Se glieli porti te li paga anche! E cerca anche i beci per la mazzacchera.
Tutti si sapeva che la Regina Elena era una gran "lenzaiola” e pescava, quando veniva da Roma, sempre nel fiume Morto. Era una signora semplice, vestita sportiva, non con tutte le sottane e camicette con i fronzoli come si usava allora nell’aristocrazia. E trattava la gente con semplicità e umanità.
“Quando nel picchetto reale c’è Omero Castelli che lo conosci bene, fatti presentare Mario Di Prete, il vice comandante delle guardie e digli che sono stato io a consigliarti di portare l’esca alla regina”.
Tutto andò bene ed ebbi il permesso di portare i gamberi quando ce n`era bisogno. Avere un permesso allora per entrare in S. Rossore, quando era ospite la famiglia Reale, era cosa rara. Ogni 200 metri sul Serchio c’era una garitta con una guardia armata. Io potevo avvicinarmi con la barca alla garitta di Piaggerta  quando Mario mi chiamava con della urla che facevano tremare i monti. 
“Morando porta i beci e i gamberi alle quattro alla garitta; ci sarà Omero che ti aspetta”. 
Per i gamberi bastava tirare su una fascina. Per i beci la cosa era ancora più semplice perché, con quattro palate sotto il ciliegio vicino alla concimaia, empivo il bussolotto.
Avevo quattordici anni e questo guadagno con poca fatica mi eccitava. Ma mi eccitava ancor di più pensare che la mia esca serviva alla regina: me la immaginavo sotto il sole col grande cappello bianco mentre recuperava un grosso ragno o con l’ombrello capovolto far cadere le anguille prese con la mazzacchera. E con i miei gamberi e con i miei beci!
Il problema era, una volta attraversato il Serchio, approdare con la barca dalla parte di S. Rossore. Erano frequenti discussioni con la guardia nella garitta che mi guardava torvo con il fucile in mano e, dopo avermi chiesto cosa volevo, chiaramente faceva capire di non bere tanto i miei discorsi.
“Devo dare i gamberi alla Regina”
“Ma cosa vuoi che la Regina venga qui da te?”
“No, ma dovrebbe venire Omero o il Di Prete...”
Io cercavo di tirare avanti la discussione aspettando qualcuno che venisse a ritirare l’esca. Il sopraggiungere di Mario o di Omero era per me un sollievo. Poi i problemi finirono perché, la regina mi fece un permesso firmato di suo pugno.
Fu la prima volta che mi feci una fotografia. E la misi sul tanto sospirato permesso. Da allora potevo scendere sulla riva di S. Rossore ed andare a portare direttamente l’esca alla regina, anche se la consegnavo ai guardiani che le stavano intorno a rispettosa distanza.
Una volta era a pesca sul fiume Morto, all’Oncino, e sull’argine trovai Omero.
“Vieni, ti porto dalla Regina”.
Io tremavo, tenevo il cappello in mano, lo rigiravo nervoso. Lei era là, sotto l’argine, si vedeva dall’alto spuntare una canna da pesca e nell’acqua, immobile, un sugherino.
“ Maestà c’è il ragazzo che porta i gamberi”.
“ Fallo scendere”.
E Omero rivolto a me.
“Bimbo, scendi” e poi  visto che non avevo il coraggio o la forza di muovermi
“Vieni, vieni, non ti mangia mica nessuno !”
Il cappello sempre più tremante, un  profondo inchino.
“Bravo ragazzo, i tuoi gamberi sono eccezionali”.
E mi dette dei soldi, tutti arrotolati, quasi per non farli vedere agli altri, per non umiliarmi.
“Omero, quando questo ragazzo ha bisogno di qualcosa, fammelo sapere”-
Da allora nel fare i gamberi e i beci la fantasia correva più veloce e le scene immaginate mi sembravano veramente vive. 
 

Fonte: una rarissima foto della regina Elena a pesca, qui in Arno non in Serchio, ma niente cambia alla nostra storia
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