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Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA  sono la figlia della "Cocca".

Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.

Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché  anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è  ancora comunità.  

. . . mondo è paese. Ieri Marine Le Pen è stata .....
Volevo farlo poi però ho pensato che era meglio piantare .....
Vai a seminar patate così per la festa di maggio c'hai .....
Ci dicono che Putin e la Russia vogliono invadere l'Europa. .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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di Angela Baldoni
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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Pisa, 6 aprile
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Pisa
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Intervento di Mario Pereira alla Festa di Primavera
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Fiera di Primavera.
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Vaiano, 4 aprile
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passano gli anni
cambiano i volti belli
ma i tuoi occhi sono rimasti
quelli di allora
ed è nei tuoi occhi che vedo
l'amore che non è mutato

e .....
tutta la zona:
piscina ex albergo
tutto in stato di abbandono

zona SAN GIULIANO TERME
vergogna
RICORDO
Omar Sivori

2/10/2016 - 17:29

Il grande campione argentino Omar Sivori nasce il 2 ottobre 1935 in Argentina, a San Nicolas. Comincia a calciare il pallone nel Teatro Municipale della città. Arriva così al River Plate di Renato Cesarini, ex giocatore della Juventus.
 
Sivori viene presto soprannominato "el cabezon" (per la grande testa) oppure "el gran zurdo" (per l'eccezionale sinistro di cui è dotato). Con i biancorossi di Buenos Aires, Sivori è campione d'Argentina per un triennio, dal 1955 al 1957.

Sempre nel 1957 con la nazionale argentina vince il campionato sudamericano disputato in Perù, dando vita con Maschio e Angelillo a un trio centrale d'attacco incontenibile.
Poco dopo Sivori raggiungere l'Italia e la Juventus. Anche gli altri due protagonisti argentini partono per il campionato italiano: i tifosi ribattezzeranno i tre come gli "angeli dalla faccia sporca".
 
Umberto Agnelli, all'epoca presidente, ingaggia Omar Sivori su segnalazione dello stesso Renato Cesarini, pagandolo ben 160 milioni, cifra che consentì al River Plate di ristrutturare il proprio stadio.
 
Al suo arrivo a Torino, Sivori rivela in breve tutto il suo talento. Sivori non conosce le giocate banali, è nato per stupire, per divertire e per divertirsi. Immenso per i suoi dribbling e le sue finte. Segna e fa segnare. Inganna frotte di terzini e diventa il primo giocoliere del campionato, irridendo, con i suoi calzettoni abbassati (alla "cacaiola", diceva Gianni Brera) e il caratterino che si ritrova, fior di avversari in campo e in panchina. E' considerato l'inventore del cosiddetto "tunnel". Omar non si tira indietro nemmeno quando le sfide si fanno infuocate.
 
Il suo limite è rappresentato dal nervosismo che lo accompagna: irriverente, provocatore, non sa tenere a freno la lingua, è vendicativo. Nei dodici anni di carriera in Italia accumulerà ben 33 turni di squalifica.
 
Milita al servizio della Juventus per otto stagioni. Vince 3 scudetti e 3 Coppe Italia e segnando 167 gol in 253 partite.
 
Nel 1960 con 28 centri vince la classifica dei cannonieri del campionato italiano.
Nel 1961 "France Football" gli assegna il prestigioso "Pallone d'Oro".
 
Nel 1965 Sivori divorzia dalla Juventus. Si trasferisce al Napoli dove in compagnia di Josè Altafini manda in visibilio la tifoseria partenopea. Abbandona l'attività - causa anche una pesante squalifica - proprio prima della fine del campionato 1968-69 e rientra in Argentina.
 
Omar Sivori veste per nove volte la maglia azzurra segnando 8 gol e partecipando allo sfortunato Mondiale cileno del 1962.
 
Dopo tanti anni nel 1994 riprende il rapporto di lavoro con la Juventus, con l'incarico di osservatore per il Sud America.
 
Omar Sivori è stato anche commentatore per la Rai: poco diplomatico da giocatore, non era cambiato in tv. Andava giù piatto, con giudizi netti, forse troppo per la prudenza dell'emittente di Stato.
 
Omar Sivori è morto a 69 anni, il 18 febbraio 2005 a causa di un tumore al pancreas. E' morto a San Nicolas, la città a circa 200 chilometri da Buenos Aires, dove era nato, dove risiedeva da molto tempo e dove manteneva un'azienda agricola.

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