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Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA  sono la figlia della "Cocca".

Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.

Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché  anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è  ancora comunità.  

. . . mondo è paese. Ieri Marine Le Pen è stata .....
Volevo farlo poi però ho pensato che era meglio piantare .....
Vai a seminar patate così per la festa di maggio c'hai .....
Ci dicono che Putin e la Russia vogliono invadere l'Europa. .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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di Angela Baldoni
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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Pisa, 6 aprile
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Pisa
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Intervento di Mario Pereira alla Festa di Primavera
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Fiera di Primavera.
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Vaiano, 4 aprile
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passano gli anni
cambiano i volti belli
ma i tuoi occhi sono rimasti
quelli di allora
ed è nei tuoi occhi che vedo
l'amore che non è mutato

e .....
tutta la zona:
piscina ex albergo
tutto in stato di abbandono

zona SAN GIULIANO TERME
vergogna
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Fatim Jawara
di Trilussa

27/11/2016 - 12:40

Ho scelto di riportare oggi uno degli ultimi post di Massimo Gramellini nella sua la rubrica Buongiorno,  tratto dal giornale online  La Stampa.
Leggo sempre con piacere questi piccoli articoletti, trafiletti di poche righe, ma scritti sempre con grande maestria e arguzia. Alcuni sono commenti personali su vicende politiche o generali del nostro paese, di solito specchio dei mali della nostra società che non mancano mai,  altri invece riguardano più modestamente fatti e fatterelli di cronaca.

 

Fatterelli spesso sconosciuti che magari non hanno un’ importanza giornalistica tale da riportarli in prima pagina, ma che hanno comunque  un elevato significato sociale, come uno spaccato sulla coscienza collettiva del nostro paese.


Quello che riporto parla di una ragazzina che veniva dal Gambia e aveva affrontato, come tanti altri, quel lungo e pericoloso viaggio per giungere in Europa e cercare di coronare il suo sogno. Un sogno, il suo, diverso e uguale a quello di tanti altri che affrontano lo stesso pericolo con le stesse speranze.


Il valore di questo post di Gramellini è quello di avere la capacità di trasformare l’anonimato in conoscenza.  Fatim Jawara smette quindi di essere un numero, il semplice numero di una vittima, per diventare quello che ognuno si merita, o si dovrebbe meritare, quello cioè di essere considerata una persona. Una cosa, purtroppo, che non capita spesso. E quando capita dura molto poco.


E’ capitato con quel corpicino disteso sulla spiaggia di quel  mare diventato da speranza ad assassino, per l’altro spaurito coperto di polvere seduto sull’ambulanza dopo essere stato estratto dalle macerie di un Aleppo distrutta e poco altro.

Parliamo solo di numeri;  alcuni di vittime, di salvati, altri di clandestini, di invasori, di terroristi. Raramente pensiamo a loro come persone, per farlo bisogna che compaia la tragedia e che una foto, uno scritto, una frase, superi la nostra attenzione superficiale e ci proietti la realtà della tragedia.


Di solito sono le foto che ci colpiscono maggiormente, rappresentano una realtà più immediata, che arriva subito e ci proietta nella tragedia, specie se si tratta di bambini piccoli. Ma dura poco. Troppo presi dai nostri problemi personali, dalle nostre vite di occidentali che non riusciamo mai a paragonare a quelle degli altri, vite che ci appaiono sempre più complicate e che non lasciano molto spazio alla compassione.


Oggi vediamo la foto di Fatim Jawara, portiera della squadra di calcio del Gambia, domani chissà.
 
"Dove eravate la sera di giovedì 27 ottobre? Fatim Jawara se ne stava accucciata nelle viscere di un gommone libico in attesa di salpare per Lampedusa e per la gloria. Perché Fatim, quella sera, non si sentiva una migrante qualsiasi. Era un portiere. O una portiera, fate voi. Aveva difeso la rete della Nazionale del Gambia ai Mondiali juniores e, diventata nel frattempo maggiorenne, era pronta a scappare dalla miseria per iniziare una carriera da professionista in Europa. Ai Mondiali aveva preso 27 gol in tre partite, praticamente uno ogni dieci minuti, però i sogni degli adolescenti sono di fibra durissima e se ne infischiano delle statistiche. Fatim aveva pur sempre parato un rigore alle scozzesi e quella prodezza era bastata a convincerla che un giorno sarebbe andata alla cerimonia del Pallone d’Oro sottobraccio a Buffon. Con l’aiuto delle compagne si era comprata il biglietto della felicità.  
 
Fatim Jawara è annegata la notte di giovedì 27 ottobre al largo di Misurata con altri novantasei. Il suo corpo non è ancora stato trovato. Meriterebbe un minuto di silenzio in tutti gli stadi, ma di sicuro qualche idiota la fischierebbe. Mi limito a incollare la sua figurina nel vecchio album, accanto a quella di Gigi Meroni. Si faranno compagnia"  M.G.

 

 
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