Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Paolo Di Paolo ricorda Ugo Riccarelli. Ugo era proprio così, un passo avanti a noi, per farci coraggio.
Cinque anni fa se ne andava un grande scrittore, Ugo Riccarelli. L'autore di romanzi bellissimi come "Il dolore perfetto" (Premio Strega 2004), “Le scarpe appese al cuore", "Un uomo che forse si chiamava Schulz". Per me, anche un grande amico, e soprattutto una delle persone più trasparenti e lievi mai conosciute - di quella levità che è intelligenza, gentilezza, capacità di sorridere soprattutto se è la vita a pesare.
Siamo nei giorni del Tour de France - e Ugo, che amava gli sportivi, una volta aveva raccontato la storia di un leggendario ciclista scalatore, Bahamontes. "Quando la strada prendeva a salire subito gli montava dentro un'allegria sovrana. Le gambe gli si scaldavano e cominciavano a girare, a dare strattoni, quasi a danzare sopra il pedale. Diventava un'aquila il fringuello, sulle salite sembrava davvero un'aquila reale". Nel 1954, l'anno in cui Riccarelli nasceva, Bahamontes dette spettacolo sul passo della Romeyère: mentre aspettava la macchina della squadra, si fermò a un chiosco e prese un gelato. "E a chi, da quel giorno, gli citò quel gelato come il vezzo di un matto, una cosa ben strana che gli aveva negato gloria e vittoria, un eccesso commesso solo per fare parlare, Bahamontes rispose scuotendo le spalle: 'Questa è la vita' diceva 'la fortuna e il destino, la vittoria e la resa, l'esser pronti a sorridere o a costruire un'impresa. E va presa per mano, su una strada infinita, pedalando ogni giorno. In discesa e in salita".
Così era anche Ugo. Noi suoi amici stavamo sul bordo della strada, a fare il tifo: per poi scoprire che a darci coraggio, a tirarci su era sempre lui. Ci passava davanti con la sua bicicletta, si voltava a guardarci - e sorrideva.