Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Fior di pannocchie,
questi non son né vecchi né pioppini,
son belle e giovani capocchie
di funghi che detti son chiodini.
C’è stato un tempo assai lontano, quando da giovane solcavo i cieli di tutti i continenti in lunghissimi viaggi intercontinentali, che mi beavo dell’arte “culinaria”, coccolato da maliziose belle giovani hostess. Ora son passato a quella dei bei fornelli pentole e padelle, a terra, in acqua e sott’acqua.
La settimana scorsa c’è stato un simpaticissimo istruttivo incontro nell’auditorium ASBUC con la presentazione di un libro di vera arte culinaria (perdonatemi la precedente goliardica battuta ma è più forte di me) di una giovane scrittrice, Elisabetta Arrighi, abbinato a quella fattivamente reale di Emanuele Vallini, un cuoco toscanissimo (non vuole essere chiamo chef! Bravo!) che raccontava dei cibi del suo ristorante, Carabaccia di Bibbona, dove il suo, anzi i suoi, pezzi forti sono quelli del fritto. Non poteva mancare la battuta: “Fritte son buone anche le scarpe” (noi si dice anche i cornocchi), ma c’è fritto e fritto! tanto che, dice ancora Emanuele, la madre quando ne vuol mangiare un buono, più buono di quelli di casa propria, va al suo ristorante!
Mia madre non amava la cucina, era tempo perso cercare elaborazioni, bastava brodo vegetale e spaghetti di primo, patate lesse a anguille o muggini di secondo. Ora io mangio le stesse cose in suo ricordo, ma “aggeggio” volentieri con “l’aveggi”!
Un sacchetto di grossi muscoli dal pesciaio che passa, chiodini di macchia che ora proliferano, olio di Avane e mi son creato un piatto di lusso che è una novella locale, non una nouvelle!
Provate questa e riferite e non criticate (tanto da un orecchio mi entrano e dall’altro mi escono).
Aprite al fuoco come sapete fare i muscoli, sbissateli come sapete e metteteli da parte, prendete le cappelle medie dei chiodini, massimo 8/9 cm., non bollitele come il resto che servirà per sughi futuri, sbattete un uovo con un niente di sale, infarinate i funghi e passateli nell’uovo, scaldate bene l’olio, infilzate tre a tre i muscoli in uno stecchino, ripetete anche con questi la trafila e …friggete tutto insieme senza preoccuparvi se l’olio saprà di mare o di pineta, il bello è qui.
Pochi minuti e prendete un piccolo panino, non importa di che marca con sola condizione che la mollica sia morbidissima, apritelo, mettete sulla metà una cappella e uno spedino (tolto lo stecchino), chiudetelo e addentatelo caldo caldo.
Artusi?
Ar chi?