Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Ieri ho scritto una lettera a Repubblica. Ho parlato di denatalità, cultura, cooperazione, Antigone, globalizzazione, fake news, legalità, coraggio nella sceltadi mettere la fiducia.
Ne è nato un dibattito per tanti aspetti interessante e mi fa piacere che si possa ancora discutere seriamente. In un mondo dominato dal pensiero unico è fondamentale riflettere, studiare, conoscere.Qualcuno ha fatto finta di non capire e ha scritto che io voglio più immigrati o che devo regolare dei conti sul passato. Piccole meschinità. Qualcuno ha provato a mettere in contraddizione le cose che ho scritto ieri con quelle dei miei libri (chi ha letto Avanti o Un’Altra Strada sa che non c’è alcuna contraddizione, ma bisogna far la fatica di leggere per saperlo). E qualcuno addirittura si è semplicemente fermato al titolo.
Va bene lo stesso.
L’importante è capire che davanti all’atteggiamento disumano di chi dice “la pacchia è finita” bisogna rispondere con le idee: avere delle idee significa fare politica, non polemica.
Sono un parlamentare dell’opposizione, eletto dai cittadini del mio collegio: non rinuncerò mai a dire la mia sull’immigrazione, sull’economia, sulla giustizia, sui diritti, sulla cultura.
E non rinuncerò mai a dire ai ragazzi che fermarsi ai titoli e fare polemica sul niente è la prima forma di populismo. Abbiamo bisogno di una grande scommessa educativa e culturale.
Non ci fermeranno le fake news, non ci fermeranno le polemiche strumentali.