Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
LA VERA CASTA E’ QUELLA DEI BACHI DELL’INFORMAZIONE
L’epidemia ha messo in luce il pessimo stato del nostro sistema informativo che, assieme a poche punte di eccellenza che si contano sulle dita di una mano, è risultato essere speculare, ma al contrario, del nostro SSN.
Eccellente quello sanitario, con poche punte di caduta motivate dalla pressione e l’imprevedibilità dell’epidemia, pessimo in larghissima parte quello informativo, con nessuna attenuante se non la superficialità, l’ignoranza e la professionalità raccogliticcia di molti suoi “operatori”, molti dei quali titolati e assai popolari.
I casi di cattiva informazione sono tanti e ogni utente, con un minimo di spirito critico, se ne sarà reso conto.
Non ci sono solo fake, come quella del taglio dei 37 miliardi alla sanità, riprese e rilanciate ripetutamente, senza che nessun conduttore televisivo si sia sentito in dovere di interrompere chi la diffondeva. Eppure il primo compito di chi informa è essere informato. Ma c’è una ossessiva ricerca della “notizia non notizia”.
Mi dite voi che razza di giornalismo è quello che fa entrare una equipe del TG pubblico in una sala di terapia intensiva, dopo aver creato la suspance con le immagini della vestizione della giornalista, per filmare delle povere persone intubate?
In quel luogo di sofferenza e di impegno estremo, dove per ovvi motivi di asetticità si impedisce l’accesso anche ai parenti, che cosa ci ha dato di più il vedere un piede nudo che sbuca da un lenzuolo, un braccio bucato dagli aghi?
E potremmo citare lunghi articoli di esimi opinionisti autoridotti al rango di tuttologi da tastiera.
Mi astengo sui soliti conduttori di talk.In questo paese criticare i giornalisti e i loro editori non si può, si viene subito additati come nemici della “libertà di stampa”.
Bene, che scrivano o mandino in onda quello che vogliono, ma sia consentito di esprimere, senza ricevere anatemi, la libertà di pensiero e di parola a chi li considera una casta, forse la più corporativa e granitica per questa sua pretesa di intoccabilità.
Negli anni, “venduti e comprati”, hanno sbagliato e fatto sbagliare tanto, hanno costruito la mostrificazione della politica e dei politici su uno scandalismo che, invece di colpire le mele marce, ha finito per deturpare le massime istituzioni democratiche, come il Parlamento che alcuni milioni di inconsapevoli, preparati così all’autocastrazione politica, considerano la sentina di tutti i mali.
Bisogna dirlo, in queste circostanze critiche e pur tra le differenze, il nostro sistema politico - nel suo complesso - si sta rivelando più serio e professionale di quello informativo. Sicuramente più responsabile e affidabile. I suoi limiti li conosciamo, e sono lì, ma il confronto con quello di altri Stati, reticenti e inefficienti, è evidente a nostro favore.
Non propongo il “taglio” dei giornalisti, che tutti facciano il loro mestiere, liberamente, come sempre, anzi di più. Ma i cialtroni, gli ignoranti e i superficiali vanno stigmatizzati, a costo di risultare polemici, arroganti e antipatici.
Il tempo è galantuomo.