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Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA  sono la figlia della "Cocca".

Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.

Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché  anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è  ancora comunità.  

Ricordate il tubo di refrigerazione della nuova pista .....
. . . come minimo si risponde due volte altrimenti .....
. . . siamo a M@ sterchief. Sono anni che giri/ ate .....
. . . Velardi arriva buon ultimo.
Il primo fu il .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Raccontino di Giancarlo Montin
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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Visita guidata con Ilario Luperini
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Molina mon amour "Scalpiccii sotto i platani"
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Cena per la Liberazione 24 aprile
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Rosanna Betti
per Fiab Pisa
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Assemblea soci Coop.
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Qualcuno mi sa dire perche' rincoglionire
viene considerato un inevitabile passaggio
alla fine del faticoso viaggio
vissuto da tutti con coraggio?
Il .....
ad oggi la situazione è peggiorata
ora anche tir, pulman turistici , trattori, camion con cassoni per massi,
etc. . E ad alta velocita,
inquinamento .....
Cina-Italia
Che bella la solidarietà quando non ha confini!

12/3/2020 - 21:36


Che bella la solidarietà quando non ha confini!

Per combattere insieme l’epidemia da Covid-19, il governo cinese ha inviato un team di esperti medici in Italia, formato congiuntamente dal National Health Commission of China e dalla Red Cross Society of China. Il team volerà oggi a Roma insieme alle donazioni delle attrezzature e dei materiali sanitari d’emergenza. #ForzaCinaeItalia — 

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12/3/2020 - 21:43

AUTORE:
Umberto Mosso

Conosco abbastanza bene la Cina e i cinesi.
Sono stato in Cina innumerevoli volte nell’arco di otto anni, più spesso per lavoro, a volte come viaggiatore. Potrei parlarne per giorni tanto mi affascina quel posto e quel popolo.
Della Cina, mediamente, sappiamo poco e spesso solo luoghi comuni e fake news, alcune neanche tanto news. Ma volendo ricorrere a stereotipi direi che i cinesi sono più laboriosi dei tedeschi, più precisi degli svizzeri e più gioviali e festaioli di un napoletano felice.
L’arma cinese più forte per sconfiggere il coronavirus si chiama coesione sociale, che è figlia del consenso. Sì, il governo cinese ha sempre avuto, anche nei momenti di crisi, e penso esplicitamente a Tiananmen, al Tibet e a Hong Kong, un grande consenso di popolo. Ad alcuni non piacerà sentirlo dire, ma basta esserci stati, averci lavorato fianco a fianco, aver ficcato il naso un po’ dappertutto e parlato con chiunque fuori dai denti, dai membri del governo al lavoratore più modesto, per capirlo.
La Cina non è un lager dal quale si scappa. I cinesi viaggiano, studiano nelle Università del mondo, e tornano sapendo di avere un posto sicuro dove prosperare. La gente, in Cina, conosce perfettamente i limiti di quel sistema, le critiche non sono espresse sottovoce, ho conosciuto pochi popoli discutere, anche animatamente, su qualcosa che non va.
Ma nella stragrande maggioranza delle persone è fortemente radicata la coscienza di un enorme progresso fatto in 70 anni sotto la guida di un gruppo dirigente che ha saputo, dopo i primi due decenni difficili, portare oltre 1 miliardo e mezzo di persone dalla miseria a un benessere sempre più diffuso e a livelli di cultura e civismo senza precedenti o eguali nel mondo.
I cinesi sono sorridenti.
Lo capisci tornando in Italia e guardandoci girare per le strade. Un taxista di Pechino, che portava un medaglione con Mao Zedong appeso al retrovisore, come da noi alcuni con Padre Pio, mi disse “E’ un portafortuna, perché noi cinesi abbiamo avuto due fortune. La prima è avere avuto un capo come lui. La seconda è che non ha lasciato eredi”. Si guarda al futuro, ma con grande rispetto, perfino amore, per il passato, anche quello dei momenti più difficili, perché è storia comune, come di famiglia.
Come per nessuna altra realtà per capire la Cina e i cinesi devi metterti nei loro panni. Non è banale dire che devi conoscere la loro storia e la loro cultura, perché se questo è vero per qualunque popolo diverso dal tuo, in questo caso hai difronte una storia e una cultura del tutto differente da quello occidentale.
I cinesi sono molto orgogliosi della loro storia che, in molti, paragonano a quella italiana a partire dalle analogie tra il Celeste Impero e l’Impero Romano, del quale hanno trovato tracce nella città di Liquian nel Gansù. Gli storici cinesi datano dal I secolo d.C. l’inizio dei rapporti commerciali tra Roma, chiamata Da Qin (Grande Cina), governata da un imperatore di nome An – tun della dinastia degli Antonini, si pensa a Marco Aurelio.
Anche per questo ritengono gli italiani i più predisposti a capire naturalmente la Cina, essendo figli di due uguali grandezze.
Quante volte ci siamo detti scherzando che Roma e l’Impero dei diecimila anni hanno perfino gli stessi colori, porpora e oro.
La prima capitò una sera a cena con le Ambasciate d’Italia e di Francia ospiti del governo cinese. I francesi ammutolivano tutti decantando le loro qualità. Profittando dei tre secondi per riprendere il fiato di un collega parigino, mi infilai dicendo “vi abbiamo visto arrivare qui dove noi stavamo da secoli, perfino Roma e Pechino hanno gli stessi colori araldici”. La discussione prese un’altra piega e quella sera pareva che a tavola ci fossimo solo noi e i cinesi.
La Cina sta uscendo dal coronavirus e spero che ne usciremo anche noi al più presto.
Vorrei che questa esperienza ci lasciasse un popolo più coeso, più orgoglioso di sé e più cosciente delle sue grandi potenzialità.