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Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA  sono la figlia della "Cocca".

Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.

Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché  anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è  ancora comunità.  

. . . mondo è paese. Ieri Marine Le Pen è stata .....
Volevo farlo poi però ho pensato che era meglio piantare .....
Vai a seminar patate così per la festa di maggio c'hai .....
Ci dicono che Putin e la Russia vogliono invadere l'Europa. .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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di Angela Baldoni
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di Valdo Mori
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Pisa, 6 aprile
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Pisa
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Intervento di Mario Pereira alla Festa di Primavera
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Fiera di Primavera.
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Vaiano, 4 aprile
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passano gli anni
cambiano i volti belli
ma i tuoi occhi sono rimasti
quelli di allora
ed è nei tuoi occhi che vedo
l'amore che non è mutato

e .....
tutta la zona:
piscina ex albergo
tutto in stato di abbandono

zona SAN GIULIANO TERME
vergogna
La bellezza è negli occhi di chi guarda
di Luigi Polito e Sandro Petri
I trabocchi di Bocca d'Arno

16/1/2022 - 16:34


 Il terzo appuntamento con le foto di Luigi Polito è dedicato ai trabocchi di Bocca d'Arno, a Marina di Pisa.

I trabocchi sono un soggetto molto ricorrente nelle foto del litorale di Marina, e non potrebbe essere altrimenti, posizionati come sono nel mare davanti alla spiaggia del Gombo con lo sfondo delle Alpi Apuane. 

Una posizione che li rende confrontabili per bellezza ai trabocchi "originali", quelli abruzzesi della Costa dei Trabocchi, costruiti tra il 1400 e il 1600.

Entrambi hanno avuto un testimone d'eccezione, Gabriele D'annunzio, che così descriveva quelli dell'Adriatico:

“La lunga e pertinace lotta contro la furia e l’insidia del flutto pareva scritta su la gran carcassa per mezzo di quei nodi, di quei chiodi, di quegli ordigni. La macchina pareva vivere d’una vita propria, avere un’aria e una effigie di corpo animato. Il legno esposto per anni e anni al sole, alla pioggia, alla raffica, mostrava tutte le fibre, metteva fuori tutte le sue asprezze e tutti i suoi nocchi, rivelava tutte le particolarità resistenti della sua struttura, si sfaldava, si consumava, si faceva candido come una tibia o lucido come l’argento o grigiastro come la selce, acquistava un carattere e una significazione speciali, un’impronta distinta come quella d’una persona su cui la vecchiaia e la sofferenza avesser compiuto la loro opera crudele.”

Nell'estate del 1899, D'annunzio trascorse alcuni mesi a Marina di Pisa, come ricorda il verso "O Marina di Pisa quando folgora il solleone!" impresso su uno scoglio, insieme con Eleonora Duse, componendo in quel periodo numerose poesie, per la maggior parte raccolte poi nella raccolta "Alcione", pubblicata qualche anno dopo.
La più famosa, non c'è da dirlo, è "la  pioggia nel pineto".

La lirica, pubblicata nel 1903, appartiene alla sezione centrale di Alcyone, dedicata all’estate.

Il poeta, insieme a una donna chiamata Ermione, è sorpreso dalla pioggia mentre passeggia nella pineta di Marina di Pisa.
 


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