Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
La Voce ha tante sfumature e il Serchio le fa sue.
O il contrario.
Non è una foto fatta con artifizi al piccì, ma fatta nell’Oncino all’alba.
I colori vibrano come corde di arpa, toni alti, medi e bassi e l’acqua del Serchio li modula come suoni da vedere con gli occhi e sentire con il cuore.
Ognuno scelga la canzone che preferisce e guardi fissamente lo schermo: si adatterà alla vista.
Ora tolga l’audio: si adatterà al battito del cuore.
No, non sono né malato né pazzo, ma solo innamorato del mio Serchio!
I latini dicevano: "Vox Auseri”, i francesi “La voix de Serchio”, quasi come gli spagnoli che dicono “La Vox del Serchio” e con la nostra italica Voce finisce la bellezza del Serchio e del suo nome.
È inutile che gli inglesi cerchino di avvicinarsi con “The voice of the Serchio”, ci mancherebbe altro!
Se volessero poi partecipare ai nostri giochi verbali anche i tedeschi saremmo alla frutta, anzi alla “torba”!
Ci pensate a “Die Stimme des Serchio”?
O al cinese “Sài er ji ao de shengyn” o allo stranamente affine “Sawt al sirt shyu” arabo?
Meglio allora il samoano/hawaiano “Ka leo o Serchio”!