Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Ieri, nell’anno 1999, si spense uno dei grandi, se non il più, cantautori italiani: Fabrizio De André.
Le sue canzoni erano vere poesie, parlavano di tutto e di tutti, ricchi e derelitti, santi e puttane, eroi e corruttori. Ieri avevo pensato di onorarlo qui, dato che le altre volte nelle quali si è parlato di Lui, c’è stato un interesse di diversi lettori, poi non ho potuto avvicinarmi al PC e lo faccio adesso, dopo aver girato tutta la mattina in cerca di qualcosa che si intonasse ad una delle sue liriche.
Una delle più toccanti è “Il sogno di Maria” dove spicca un verso straordinario: “dove all’ulivo si abbraccia la vite” e mi è scattato un forzato abbinamento con il luogo dove mi trovavo, sulle colline avanesi, dove le balze ospitano giunchiglie e non viti, ma l’unione esiste intensa.
…Volammo davvero sopra le case,
oltre i cancelli, gli orti, le strade,
poi scivolammo tra valli fiorite
dove all’ulivo si abbraccia la vite.
Scendemmo là, dove il giorno si perde
a cercarsi da solo nascosto tra il verde…
Fabrizio, ti dico questa: quando uscì il tuo album, La buona novella, mi accompagnasti in un lunghissimo viaggio a Lipsia dove avevo un lavoro. Una lunga giornata che passò felicemente, continuamente in tua compagnia.