Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Ieri giovedì 14 aprile primo giorno di vacanza perle bambine ed i bambini delle scuole.
Mio nipote era al settimo cielo perché poteva sbizzarrirsi con me nelle scorribande in fosse, campi e stradelli dietro casa. Lui è una spugna di cognizioni naturalistiche che riceve a raffica, un ambientalista in erba ma duro e deciso, l’alter ego maschile di Greta.
In una fossa un poco più profonda c’era ancora abbastanza acqua da spingerlo a cercarvi una forma di vita e la scoperta di “miliardi” (come diceva lui) di girini lo ha prima affascinato e poi addolorato al pensiero che le bestioline sarebbero tutte morte appena la fossa si fosse asciutta.
Una corsa a casa a prendere un secchio e la pesca degli esserini scodinzolanti.
“Nonno, questi sono girini di raganelle, quella che cantano nella nostra siepe, non possono essere di rana perché mai visto una ranocchia da queste parti e nemmeno di rospi perché i nostri non si allontanano dal giardino, vero?”
“Nonno cosa mangiano? Quando metteranno le zampe e usciranno dall’acqua? Dove li mettiamo? Nella Storrigiana no perché ci sono i gamberi della Luisiana, nella Barra no perché ci sono i pesci gatto carnivori…li teniamo noi finché non avremo trovato un fosso sicuro!”
Un secchiello di acqua, una manciata di alghe filamentose e…o allora? Gli vuoi dir di no?
“Nonno, ora ho capito perché si chiamano girini e non ranocchini: perché non stanno mai fermi, girano sempre!”