none_o


Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA  sono la figlia della "Cocca".

Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.

Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché  anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è  ancora comunità.  

. . . mondo è paese. Ieri Marine Le Pen è stata .....
Volevo farlo poi però ho pensato che era meglio piantare .....
Vai a seminar patate così per la festa di maggio c'hai .....
Ci dicono che Putin e la Russia vogliono invadere l'Europa. .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
Incontrati per caso...
di Valdo Mori
none_a
di Angela Baldoni
none_a
none_a
Incontrati per caso...
di Valdo Mori
none_a
Pisa, 6 aprile
none_a
Pisa
none_a
Intervento di Mario Pereira alla Festa di Primavera
none_a
Fiera di Primavera.
none_a
Vaiano, 4 aprile
none_a
passano gli anni
cambiano i volti belli
ma i tuoi occhi sono rimasti
quelli di allora
ed è nei tuoi occhi che vedo
l'amore che non è mutato

e .....
tutta la zona:
piscina ex albergo
tutto in stato di abbandono

zona SAN GIULIANO TERME
vergogna
Casa futuro.

24/7/2022 - 13:43

Casa Futuro


Casa Futuro: le parole sicuramente usate con maggior frequenza in questi ultimi mesi. Usate per ragioni pratiche, per identificare un progetto di vita, per identificare una casa. Ora Andrea ha tre case: casa di Putignano, casa dell’Associazione (Associazione Italiana Persone Down: AIPD) e Casa Futuro. Non male!!! Il nostro cammino di questi ultimi mesi è segnato da momenti particolari accomunati da queste due paroline. Ricordo un giorno, uno dei tanti in cui andammo alla casa in macchina per portare materiale ingombrante, nel periodo in cui la stavamo arredando ed attrezzando. C’era anche Andrea con noi; infatti, compatibilmente con i suoi multiformi impegni, abbiamo sempre cercato di coinvolgerlo nella scelta degli arredi e degli accessori, così come nella sistemazione degli stessi. L’atmosfera non era particolarmente allegra, ci sentivamo sempre più soli ad intraprendere questa avventura, ancora tante cose pratiche da fare, spese da affrontare… Io continuavo a ripetermi che non dovevamo arrenderci, che prima o poi il vento avrebbe cambiato direzione per diventare a favore, per permetterci di navigare nella giusta direzione, ma mi sentivo addosso tutta la responsabilità di un sogno così folle. Eccoci davanti al cancellone, aziono il telecomando e, mentre aspettiamo che il cancello lentamente si apra vedo Andrea, seduto dietro che spalanca le braccia e, come l’eroe di un film fantasy, trionfante esclama: «The house of the future!!!». Scoppiamo in una fragorosa risata ed il coraggio e la voglia di andare avanti riprendono il posto della malinconia. Un pomeriggio di qualche tempo dopo, quando si cominciavano davvero a muovere i primi passi verso Casa Futuro, mentre Andrea ed Oriella stanno facendo programmazione salgo in mansarda, mi intrometto e menziono “Casa Futuro”. Andrea si gira verso di me in piedi alle sue spalle, mi guarda con uno sguardo dolce che anticipa qualcosa d’importante ed esclama: «Mamma… fra poco è Casa Presente!». Sento gli occhi lucidi, guardo Oriella, anche i suoi sono lucidi, le parole fanno fatica ad uscire dalle nostre labbra. Casa Futuro: una placchetta in argilla, tutta lucida come piace a me, con il tetto rosso, una finestrella verde e la scritta blu. È finalmente lì, fuori dalla porta d’ingresso, attaccata al muro vicino al campanello. È capace di strappare un’esclamazione di gioia ed un sorriso a tutti i visitatori. L’amico folletto ha colpito ancora! Un giorno la signora delle pulizie del condominio mi avvicina e con discrezione mi chiede: «Mi scusi signora, ma… aprite un Bed & Breakfast o vi chiamate proprio “Futuro”?». Sorrido divertita e spiego che si tratta di un progetto di vita indipendente per nostro figlio, un ragazzo con la sindrome di Down che ha espresso il desiderio di andare a vivere da solo. Reagisce con un fiume di esclamazioni di approvazione, comincia a raccontarmi di un suo conoscente con la sindrome di Down, di quante cose ha imparato stando con lui… Enrico mi aspetta in garage, lo devo aiutare a spostare dei mobili, peccato… era bello parlare con lei, mi sentivo accolta!
(Tratto da Cecchini E., a cura di, 2019, Casa Futuro, perché io no? Edizioni ETS, Pisa)

 
Sono ormai sei anni che Andrea vive per conto suo. Ora in compagnia di altri tre ragazzi con disabilità intellettiva. Per noi genitori anni di SFIDE che continuano senza tregua, per i ragazzi la gioia di vivere la loro vita.
Spesso ci viene detto «Eh… ma voi siete genitori coraggiosi!», «Eh… ma i vostri ragazzi hanno le competenze per farlo».

Mio marito mi dice che sono un po’ folle, ma che forse senza questo mio pizzico di follia avremmo negato ad Andrea tante possibilità. Come quella volta che ci ha chiesto di poter fare pattinaggio. Ma come? Ha ancora tante incertezze nello scendere le scale, ha poco senso dell’equilibrio, come può fare pattinaggio? Io dissi: «Proviamo!» la sua istruttrice disse: «Vieni Andrea, entra in pista».

Ora le sue stanze sono piene di coppe!
Vivere con Andrea ed “allenarmi” per rispondere alle sue sfide quotidiane mi ha permesso di trovare anche il coraggio di lavorare in stretto contatto con persone con disabilità, anche molto grave. Ho cercato di instaurare con loro un rapporto di fiducia che mi permettesse di andare oltre le apparenze e farmi svelare i loro desideri. Tante, troppe volte hanno espresso voglia di libertà, voglia di farsi una famiglia, di vivere la loro vita di persone adulte. Tutti apparentemente siamo in cerca di libertà, ma poi la libertà fa paura; perché implica fare delle scelte e le scelte comportano dei rischi. Credo fermamente che non possiamo tarpare le ali ai nostri figli, non ci possiamo nascondere dietro scuse del tipo “non ce la può fare”. È compito di noi famiglie inventare le strategie giuste perché ce la possano fare, chiedere aiuto se necessario e vincere quelle maledette paure che bloccano le nostre vite, ma soprattutto le loro. I sorrisi dei nostri figli “liberati” sono un dono senza uguali.

 

Edi Cecchini

+  INSERISCI IL TUO COMMENTO
Nome:

Minimo 3 - Massimo 50 caratteri
EMail:

Minimo 0 - Massimo 50 caratteri
Titolo:

Minimo 3 - Massimo 50 caratteri
Testo:

Minimo 5 - Massimo 10000 caratteri

25/7/2022 - 17:52

AUTORE:
paola

cara Edi, leggo con grande gioia i tuoi, i vostri passi di vera follia e coraggio per sostenere la libertà di tuo figlio Andrea a diventare grande.

grazie per questa condivisione che mi apre uno spiraglio di fiducia nella vita...di mio figlio.