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Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA  sono la figlia della "Cocca".

Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.

Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché  anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è  ancora comunità.  

. . . e me torno in letargo. Chissà quanto ne può .....
. . . ora che non c'è più Berlusconi "il Pappiana" .....
. . . pensavo fosse cambiato qualcosa in questi anni. .....
. . . non è stato possibile al Pappiana (IV di Renzi) .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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di Angela Baldoni
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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Intervento di Mario Pereira alla Festa di Primavera
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Fiera di Primavera.
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Vaiano, 4 aprile
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Pisa, 3 aprile
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Pisa, 2 aprile
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passano gli anni
cambiano i volti belli
ma i tuoi occhi sono rimasti
quelli di allora
ed è nei tuoi occhi che vedo
l'amore che non è mutato

e .....
tutta la zona:
piscina ex albergo
tutto in stato di abbandono

zona SAN GIULIANO TERME
vergogna
di Umberto Mosso
NEL FRATTEMPO IN EUROPA.

23/4/2023 - 19:12

NEL FRATTEMPO IN EUROPA.


Un dato che accomuna i Paesi del wellfare europeo, in particolare l’Italia e la Francia, è l’aumento dell’aspettativa di vita combinato con l’andamento demografico che vede progressivamente diminuire le persone in età lavorativa e l’aumento di quelle in età pensionabile.
Il tema del prolungamento della vita lavorativa, proposto da Macron, non è semplicemente un riflesso dovuto all’allungamento della vita biologica. Solo in parte è così.
Il punto concreto è come ridurre il gap tra il numero decrescente di chi, lavorando, contribuisce al pagamento delle pensioni ed il numero sempre crescente di pensionati.
Un fatto assai concreto perché se non diminuisce quel gap nel giro di qualche anno i soldi per mantenere gli attuali livelli pensionistici non saranno sufficienti.
Certamente le misure per risolvere questo problema sono diverse. La promozione della natalità, l’aumento del lavoro femminile e giovanile, la crescita più generale dell’occupazione. Anche attraverso l’aumento del lavoro immigrato, dato che le politiche di promozione della natalità hanno effetti positivi nel lungo termine.
Ma tra queste misure il prolungamento dell’età lavorativa è indispensabile per aumentare le contribuzioni in grado di sostenere la spesa pensionistica attuale e soprattutto futura.
Io ho cominciato a lavorare stabilmente a 23 anni e sono andato in pensione a 70. 47 anni di lavoro ininterrotti, ma solo 37 di contributi previdenziali.
Perché, anche negli anni ’70, un paio di datori di lavoro che ho avuto evadevano gli oneri sociali.
Senza quell’handicap sarei potuto andare in pensione col massimo dell’anzianità di lavoro almeno 5, se non 7, anni prima. Invece mi è toccato tirare avanti quanto ho potuto per contenere il danno, ma prendere la pensione di vecchiaia e non quella di anzianità di servizio che, all’atto pratico, per me è stata molto più lunga di quella della stragrande maggioranza dei lavoratori.
Negli anni di “supplemento di pena”, chiamati così da qualche intellettuale per definire la legge Macron, sapevo, però, che il prolungamento della mia vita contributiva serviva anche a tenere vivo un sistema civile di solidarietà tra generazioni attraverso il quale io pagavo la pensione a chi mi aveva preceduto e domani, chi sarebbe venuto dopo di me, avrebbe pagato la mia. E così via.
Sarà, forse perché ho figli o perché, nelle mie manie riformiste, ho pensato anche ai figli degli altri, fatto sta che mi chiedo se chi oggi protesta contro la legge Macron, con qualche epigono italiano, abbia presente che sta chiedendo di mettere in crisi quel sistema solidaristico a danno di chi verrà dopo di lui.
Quello che avviene in Francia non è una opposizione all’ingiustizia sociale, ma una guerra contro i diritti delle prossime generazioni. Un dire “se la vedano loro” indirizzato non solo a chi oggi governa responsabilmente, ma anche ai propri figli e nipoti.
Fa il paio con chi se ne frega della crisi climatica.
Nella crisi della democrazia che viviamo non mi meraviglia che si trovino unite la sinistra, sempre più massimalista, con la destra eversiva.
In Germania, nei giorni scorsi, si sono incontrati Die Linke, il partito erede della DDR, e l’Afd, il partito dell’ultra destra tedesca, per concordare politiche e azioni comuni sotto l’egida della Russia di Putin.
Avremo gli anticorpi sufficienti per contrastare, con la democrazia stessa, questa deriva populista e reazionaria?





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