Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Oggi 8, verso le 8 e 8, si avvicina ad una magnifica pianta con vistosi boccioli rosa e, in floricoltura dotto, li riconosce come “hottentot”, nome di indigeni dell’emisfero di sotto, dato a fiori sudafricani dalla forma di fico allo stadio iniziale e che, per questo, hanno trasferito alla pianta l’appellativo di: “fico degli ottentotti” e (coincidenza?) chi guarda il vaso dove ce ne sono trent’otto è, logicamente, un ottantenne sfiorito ma con ancora un amore per la continua fioritura della Natura.
In quattro e quattr’otto salta fuori la voglia di trovare e provare un sonetto sull’Otto e derivati!
In verità sono sestine, ma mi tornava sonotto (ops-sonetto).
Contentamosi!
Er babbo con du’ bimbi e ssenza moglie,
cor mutuo della ‘asa e ‘na sorella
che mai aveva chéto le su’ voglie
e che rimasta ancora era zzittella,
per sortìcci da tutto ‘ver casotto
sogna di fa’ un ber sei all’Enalotto.
Er più grande de’ bimbi è ‘nnamorato
d’una mora, la bella Marilena.
Si sente tutto ‘vanto ‘ntremotato
perché la po’ vvedè’ sol doppo cena;
lui di ‘vella bimba è risträotto
che sogna solo la su’ Lena all’otto.
La donna mai ha avuto dell’amori,
ni sembra d’esse’ ‘vella der Taralla
che ‘un ha gïoato mai a ffa’ ‘ “dottori”
e ni tocca morì’ nsenz’assaggialla.
Allora pe’ carmà’ le pena ar petto
le’ sogna di trovà’ un Un’a lletto
Sëonda de’ figlioli è ‘na bambina
che l’amïe prendin sempre pe’ fondelli
perché di ‘òrpo un po’ sciaàgnatina,
capello unto e vèste senz’orpelli.
Allora, per ‘un fassi fa’ ddispetto,
sogna du’ ‘atenine e un Anelletto.