Il 15 novembre p.v. L'Amministrazione Comunale di San Giuliano Terme apre la stagione del Teatro Rossini di Pontasserchio, con la direzione artistica di Martina Favilla - Presidente dell’Associazione Antitesi Teatro Circo. Una proposta artistica originale e di grande rilevanza, sostenuta dal Comune di San Giuliano Terme, Regione Toscana, Ministero della Cultura, che posiziona la città di San Giuliano Terme come area della cultura e della multidisciplinarietà con particolare attenzione all’inclusione sociale e alle nuove generazioni, con metodologie innovative.
La promessa: “Caivano, modello per le periferie”. I fatti: intanto il governo ha tagliato i fondi del Pnrr
La premier Meloni ieri in visita nel napoletano con i ministri dell’Interno, della Pubblica Istruzione e dello Sport. “Lo Stato ha fallito qui e nelle tante Caivano d’Italia. Faremo una bonifica radicale” ha detto la premier. Un piano con tre pilastri. Intanto sono stati tagliati progetti per sedici miliardi. Molti già destinati al recupero delle periferie del sud
Giorgia Meloni fa la cosa giusta e mette la faccia, dopo undici mesi a palazzo Chigi, sul buco nero delle periferie. Lo fa però dopo che in questi mesi, probabilmente mal consigliata, non ha integrato, nella sua prima legge di bilancio, quel fondo periferie che era stato tagliato dal primo governo Conte e mai più reintegrato (qualche centinaio di milioni). Lo fa dopo aver seppellito un patto “un euro in sicurezza e un euro in cultura” che aveva il pregio di immaginare il recupero di luoghi e soprattutto comunità con un doppio approccio, securitario e culturale, di lunga durata. Lo fa infine dopo che poco più di un mese fa il suo stesso governo ha annunciato e spiegato perchè cancellerà progetti per un valore di 16 miliardi dal Pnrr. La maggior parte di questi soldi era destinata a progetti di recupero urbano, quindi periferie.
La cronaca non perdona. E ha messo in fila due fatti così drammaticamente figli dell’abbandono di luoghi e delle loro comunità - lo stupro di gruppo a Palermo e le due bimbe a Caivano - da costringere la premier non solo ad andare sul posto. Ma anche a trovare risorse specifiche da destinare “alle mille Caivano d’Italia”.
L’abbraccio con don Patriciello ma le persone non c’erano
L’immagine forse più forte del viaggio a Caivano è l’abbraccio con don Patriciello che lunedì le aveva chiesto: “Venga a vedere di cosa stiamo parlando, venga che altrimenti non capisce”. Meloni è andata ieri. Il resto molte parole tutte da passare sotto verifica. Alla fine c’è stata un’assunzione di responsabilità e una promessa “impegnativa”. A Caivano “lo Stato ha fallito”, ma “in tempi brevi ci sarà una bonifica radicale” ha detto la premier provando a tracciare il futuro del Parco Verde, il quartiere maledetto della camorra, dello spaccio e dello stupro delle due cuginette.
Le proteste (o peggio) paventante alla vigilia non ci sono state. Proteste e minacce viaggiate il giorno prima sui social per il taglio del reddito di cittadinanza e non certo per le periferie abbandonate. I contestatori sono rimasti a casa. Ma anche la gente del quartiere. Pochi i cittadini scesi in strada per salutarla. Chiuse le finestre dei palazzi. Qualche applauso, qualche “Giorgia, Giorgia”, due uomini che hanno urlato “vogliamo il lavoro”. Per il resto, soprattutto uniformi e forze di sicurezza. Meloni era accompagnata dai tre ministri che sono stati incaricati della “bonifica radicale”: Piantedosi (Interno), Valditara (Istruzione), Abodi (sport). Presente anche colui che ormai è diventato l’uomo ombra di Meloni: il sottosegretario Mantovano.
Prima tappa del viaggio, la parrocchia di don Maurizio Patriciello, il prete anti-clan e unico vero presidio di Caivano. Tra i due un colloquio di 40 minuti. “Meglio di così non poteva andare” ha raccontato il sacerdote che oltre che indicare dove mettere le mani - meglio il don di un rapporto di polizia o carabinieri - ha chiesto anche di “oscurare i siti porno”. Per il resto “la Presidente ha preso degli impegni e noi le crediamo. Abbiamo un desiderio grande di applaudire, ma se le promesse, come accaduto altre volte, non verranno mantenute sapremo anche fischiare”.
Il Comitato per l’ordine e la sicurezza
La seconda tappa della giornata è stato il Comitato per l’ordine e la sicurezza organizzato all’interno della scuola superiore Francesco Morano. Qui Meloni ha incontrato l’altro presidio del territorio: la preside Eugenia Carfora che ogni tanto va di casa in casa a riprendersi i suoi ragazzi che all’improvviso smettono di andare. Per andare a fare altro: si comincia con spaccio e prostituzione, poi si “cresce”.
Tema centrale è stato proprio quello della dispersione scolastica. “Bisogna rafforzare le norme per contrastarla", ha detto Meloni e secondo Valditara bisogna colpire i genitori: “E’ ridicola un'ammenda di 30 euro per chi priva i figli del loro futuro”. Ma il problema, qui, è dato anche dalla precarietà delle strutture e dalla mancanza dei professori. “Servono insegnanti bravi. I più bravi d’Italia” ha chiesto la preside tratteggiando la figura di maestri e professori senza paura, in grado di insegnare ma soprattutto armati del coraggio di intervenire quando serve. Senza paura. Senza risparmio. Valdidara ha annunciato uno stanziamento di “un milione e mezzo di euro per quattro scuole, venti docenti in più e istituti aperti anche di pomeriggio”.
Il comizio. Senza punto stampa.
Il terzo tempo della visita è stato il discorso finale tenuto dalla premier. Un piccolo comizio come sempre senza domande. “Scusate ma ho altri impegni”. E’ qui che Meloni ha parlato del “fallimento dello Stato a Caivano”: “Siamo venuti a qui a dire che ci mettiamo la faccia”. Poi gli impegni e le promesse: “Questo territorio sarà radicalmente bonificato perchè non possono esserci zone franche e non intendiamo abbandonare i cittadini nell'illegalità. Presto vedrete i frutti di quello che sto dicendo”. L’obiettivo è che Caivano da periferia maledetta diventi “un modello”: “Da problema ad esempio”. Su tre pilastri. Il primo: investimenti sulla scuola e ricostruzione del cel Centro sportivo Delphinia, il probabile luogo dello stupro delle due ragazzine e oggi “discarica a cielo aperto”. “Vogliamo riaprirlo entro la prossima primavera” è la promessa. Sarà ripulito dal Genio militare, riqualificato da Sport e Salute e gestito dalle Fiamme oro della Polizia di Stato. Dentro ci saranno anche una biblioteca e una sala lettura. Ventidue milioni l'investimento complessivo.
Secondo pilastro: la criminalità, la necessità che a Caivano “si torni a respirare sicurezza”: “Forze dell'ordine e magistrati saranno meno soli” ha garantito la premier annunciando un rafforzamento della loro presenza e della loro azione. Terzi pilastro: i servizi. Della loro carenza sul territorio e della possibile assunzione di 30 assistenti sociali la presidente del Consiglio ha parlato col governatore De Luca, assente a Caivano e incontrato a Napoli, mentre sul versante del lavoro ha ricordato che da oggi sarà attiva la piattaforma alla quale gli ex percettori di reddito, ma non solo, possono rivolgersi per i corsi di formazione retribuiti e il servizio civile.
Sant’Agostino. E San Tommaso
Per il resto Meloni ha chiamato in causa Sant’Agostino. “Inizia a fare il necessario, poi il possibile, alla fine può darsi che arriverai a fare l’impossibile”. E però una signora affacciata ad una finestra di un palazzo vicino alla chiesa, non ha potuto fare a meno di citare San Tommaso, se non vede non crede: “Ora aspettiamo la prova dei fatti - ha detto - Lei non è l'unico politico venuto qui, ma in 35 anni non è cambiato niente. Vedremo”.
Ma intanto il governo ha tagliato
Il piano del governo è giusto e coraggioso. Anzi, necessario. La premier ha promesso il cambio di passo: “Verremo qui, ciascuno per la sua competenza a verificare i passi avanti fino al compimento delle opere”. Il Centrosportivo di Caivano è stato realizzato, è partito ed è stato messo in funzione. Il problema è che ogni anno le risorse sono state sempre meno, i progressivi tagli hanno portato ad un lento decadimento. Il Covid ha fatto il resto. E tutti si sono voltati dall’altra parte.
Ora il punto è che il governo impegna risorse che non ha. E ha cancellato quelle che aveva. Il governo ha infatti perso i i fondi del Pnrr in aree a forte degrado come Scampia. Ha deciso di definanziare gli interventi del Pnrr destinati ai Piani urbani integrati: 2,5 miliardi per risanare le periferie più disperate, da Palermo a Napoli passando per Roma. A questi si aggiungono i 3,3 miliardi tagliati alla rigenerazione urbana, migliaia di progetti per ridurre l'emarginazione sociale delle zone più difficili d'Italia: nuove strade, piazze ristrutturate e finalmente agibili, ritrovi per ragazzi, biblioteche. Tutto cancellato.
I fondi tagliati
Meloni e Fitto dicono che quei fondi non sono persi e che gli stesi interventi programmati nell’ambito del Pnrr avranno altre fonti di finanziamento. I sindaci non sono d’accordo. Lo hanno detto e scritto. In attesa di sapere quali saranno i “diversi canali di finanziamento”, le periferie muoiono, il degrado aumenta, la rabbia sociale anche. Una cosa è certa: i soldi c’erano già e sono stati dirottati perchè “i comuni non sono stati in grado di far partire le opere”. A Caivano non avevano neppur cominciato. Nessuno chiede miracoli.Su certi dossier, però, occorre serietà, continuità, polso fermo. Recuperare le periferie è una costruzione lunga, faticosa, costosa. Serve un piano di lunga durata, impermeabile a tagli e crisi. Adesso se n’è accorto anche il Presidente del consiglio. Strano che ieri, nella folta delegazione, fosse assente proprio Raffaele Fitto, il ministro per il Sud e il Pnrr.