Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
“Parole di donna”
Nonna raccontami…
Eri figlia di un anarchico, ti immagino, tu, terza figlia femmina di questa famiglia, dove le donne erano preponderanti, tutte animate da uno spirito non in clima con i tempi, di carattere forte ed indomito. Quanti episodi della tua vita, ho poi analizzato, essere al di fuori del comune.
Ma andiamo per gradi.
Siamo sul finire dell’800 a Cecina e poi a Piombino, comune denominatore il mare, distesa azzurra dove lo sguardo poteva non avere fine, tempi in cui la miseria attanagliava quei luoghi, quando era difficile unire il pranzo con la cena.
Tuo padre è un calzolaio, colto, saggio e vi ha trasmesso il suo amore verso la conoscenza.
Sei bella Amina, come le tue sorelle, alta, mora, con due occhi neri come la brace, respiri il salmastro e sei olivastra, dalla pelle abbronzata e con quell’amore verso il mare che non ti lascerà più.
Mi racconti l’incontro con quello che poi diventerà mio nonno, nulla di romantico, anzi, l’opportunità di un salto nella scala sociale e culturale, proprietario dell’unico cinema di Piombino, uomo più anziano di te con tanta esperienza ed affascinante.
Lo sposi. E dopo pochi mesi ti rendi conto di aver sposato un “socialista”, questo ti induce a volerlo lasciare perché a tuo avviso ti aveva messo di mezzo, però non lo fai e affronti la cacciata da Piombino, in quanto antifascisti, il cinema viene distrutto e vieni via con lui e i vostri figli piccoli.
Arrivata a Lucca prendete in gestione il cinema Pantera, mi descrivi che piovve per 40 giorni e 40 notti, eri disperata, ti mancavano il sole e il mare.
Sono gli anni Trenta, il fascismo è al suo apice, tu sei nel gabbiotto del cinema e vedi arrivare un manipolo di fascisti e sai che cosa sta per accadere, sai che proveranno a distruggere anche questa nuova avventura. Lo vogliono rifare, vogliono chiudere quel cinema con il quale tu e nonno stavate provando a tenere duro in quel momento in cui eravate così bersagliati. L’antifascismo e il socialismo non potevano essere perdonati.
Ma come una donna da sola può fermare una squadraccia in azione? Può solo provare a ribaltare gli stereotipi di un mondo profondamente patriarcale a proprio vantaggio.
Che coraggio, nonna!
Che inventiva!
Affrontasti il loro capo con piglio deciso minacciando di raccontare alla polizia che quel raid era solo una vendetta per aver rifiutato le sue avances troppo spinte. Quel tuo urlo fu deflagrante “Racconterò perché lo fa”. Non credevi al perbenismo, ma lo usasti per contrattaccare. Fu così che quel comandante che certo non era un cuor di leone se ne andò. E tu salvasti il cinematografo.
Mi ha sempre affascinato il rapporto alla pari con nonno, arrivando a confessargli addirittura una cotta platonica verso un altro uomo.
Dove c’era lui c’eri tu, dove non arrivava lui arrivavi tu e questo fino alla sua morte.
Scoppia la seconda guerra mondiale i tuoi due figli, uno dopo l’altro partono alla difesa della Patria e quando questo terrore finisce la tua famiglia è decimata: tua madre è morta senza aver saputo del rastrellamento del suo unico figlio maschio, tuo fratello Menotti, fucilato dai nazisti, vicino a Marzabotto, tuo marito ucciso da un broncopolmonite, tua sorella vittima dell’unico bombardamento a Lucca, tuo figlio maggiore perito in una spedizione in Albania.
Roba da non riprendersi più!
Sei rimasta con il tuo figlio più piccolo, mio padre, ed insieme siete riusciti ad emergere da quell’orrore.
Nonna, dove hai trovato la forza? Una grande donna ha detto: - Siamo donne, tesoro, la forza trova noi! – e penso che questa frase si adatti molto a te.
Sono arrivati tempi più tranquilli e il dolore un po’ si è sciolto nell’amore verso le tue nipotine delle quali sei diventata il loro forte punto di riferimento.
Dalla passione per la lirica, alla lettura onnivora, al teatro, alla buona tavola, alla curiosità delle cose del mondo, tutto ci hai trasmesso con la tua espressione un po’ dispotica, ma colma d’affetto.
Nonna, ti ringrazio, perché un pochino del tuo DNA che ho in me ha fatto sì che se sono la donna che sono tanto lo devo a te. Grazi
Brunella Trovatelli