Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
Corona da regina
Cuore di sangue
Chiuso scrigno d’amore.
Fior di melograno
te che racchiudi un amor lontano,
lasciati aprire il tuo dolce seno
che pare di rubini pieno.
Mi sono divertito a scrivere due pensieri, un haiku e uno stornello, dopo avere raccolto da terra dei melograni sbattuti dal forte vento. Ho sempre ammirato questo ultimo frutto dell’autunno, sia per la bontà e la bellezza, sia per le leggende che lo circondano.
Ma ci pensate che se non ci fosse il melograno non ci sarebbe vita sulla terra?
Tutto cominciò nel mondo degli dei greci quando Persefone fu rapita da Ade e portata nell’inferi come sposa, scatenando l’ira della madre Demetra, dea della terra, al punto tale che la natura rifiutò di crescere e rifiorire e Zeus dovette intervenire. Mentre scendeva agli inferi Persefone, non sappiamo se per curiosità o malizia, mangiò sei semi di melograno e questo bastò a far sì che l’accordo del ritorno sulla terra fu: tanti mesi quanti chicchi stabilendo così due stagioni con la madre e due con lo sposo.
Ma ci pensate che il libro sacro degli ebrei, la torah, è composto da 613 precetti e i chicchi del melograno sono 613?
Il melograno è da sempre considerato come portatore di fertilità, amore, devozione e addirittura aggregazione e i grumoli di semi rappresentano benissimo i popoli del mondo dandoci la spiegazione, o almeno il presupposto, che Mosè, o chi per lui, abbia contato i chicchi!
È la melagrana profumata
un cielo cristallizzato.
(Ogni grana è una stella
ogni velo è un tramonto.)
Cielo secco e compresso
dalle unghie del tempo.
La melagrana è come un seno
vecchio di pergamena,
e il capezzolo si è fatto stella
per illuminare il campo.
È un’arnia minuscola
col favo insanguinato,
e le api l’hanno formata
con bocche di donne.
Per questo scoppiando ride
con porpore di mille labbra…
Questo lo ha scritto Federico Garcia Lorca nell’Ode alla melagrana.
Avrei voluto fare la foto ad un frutto aperto per evidenziare il colore porpora, ma dovevo rompere quel “seno vecchio di pergamena” e non lo vedevo giusto. Basta guardarsi intorno e si potrà sempre vedere:
“Un sorriso così fresco e vermiglio che fa pensare al dischiudersi d’un frutto di melograno”.
Questo lo dice (scrisse) Gabriele D’Annunzio, ma non posso non citare un’altra ode di Garcia Lorca:
Ma la melagrana è il sangue,
sangue sacro del cielo,
sangue di terra ferita
dall’ago del torrente.
Sangue del vento
che viene dal rude monte graffiato.
Sangue del mare tranquillo,
sangue del lago dormiente.
La melagrana è la preistoria
del sangue che portiamo,
l’idea di sangue, chiuso
in globuli duri e acidi,
che ha una vaga forma
di cuore e di cranio.