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Una vicenda tutta personale viene descritta in questo nuovo articolo di Franco Gabbani, una storia che ci offre un preciso quadro sulla leva per l'esercito di Napoleone, in grado di "vincere al solo apparire", ma che descrive anche le situazioni sociali del tempo e le scorciatoie per evitare ai rampolli di famiglie facoltose il grandissimo rischio di partire per la guerra, una delle tante. 

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per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Domenica 7 Luglio mercatino di Antiqua a San Giuliano T
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Ripafratta, 12 luglio
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Bagno degli Americani di Tirrenia
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Molina di Quosa, 8 luglio
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Casciana Terme Lari-Pontedera, 12 luglio-3 agosto
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Alzarmi prestissimo al mattino
è un'adorabile scoperta senile
esco subito in giardino
e abbevero i fiori
Mi godo la piacevole
sensazione
del frescolino .....
Nel paese di Pontasserchio la circolazione è definita "centro abitato", quindi ci sono i 50km/ h max

Da dopo la Conad ci sono ancora i 50km/ h fino .....
Scripta Manent
TOTILA, IL GENERALE OSTROGOTO CHE LASCIO' ROMA CON 500 ABITANTI

25/12/2023 - 12:56

Scripta Manent

TOTILA, IL GENERALE OSTROGOTO CHE LASCIO' ROMA CON 500 ABITANTI

 

Nell'anno 546 d.C, la città eterna di Roma giacque in rovina, vittima della furia e dell'ambizione di Totila, fiero capo dei Goti. La storia, tramandataci dalle voci del passato, in particolare quelle di Procopio, storico romano d’Oriente, narra di un'epoca oscura e disperata. Roma, una volta magnifica e imperiosa, si trovò assediata. Le sue maestose mura, che avevano resistito al tempo e alle guerre, ora piangevano sotto l'assedio degli Ostrogoti.

Gli abitanti, intrappolati come uccelli in gabbia, soffrivano la fame più nera. Le loro bocche, un tempo saziate da vino e cibi prelibati, ora masticavano in disperazione carne di cavallo, cani, gatti e persino topi.Un'immagine così desolata che Procopio ci racconta di un romano, straziato dalla disperazione, che scelse di buttarsi tra le acque del Tevere piuttosto che vedere i propri figli morire di fame.

Il cuore di Roma pulsava ancora debole quando Totila, con l'astuzia di un serpente, penetrò le sue mura. Quattro Isauri, traditori, aprirono le porte della città al nemico. Roma, già sofferente, venne calpestata dagli stivali degli Ostrogoti. Solo cinquecento anime sopravvivevano, ombre di ciò che erano un tempo, rifugiate nelle chiese, ultimi baluardi di speranza.Le strade di Roma, un tempo piene di vita e risate, ora echeggiavano solo del dolore e della morte.

Totila, nel suo furore, non risparmiò né soldato né cittadino. Venti guerrieri e sessanta civili furono giustiziati per la strada e persero la vita prima che il diacono Pelagio, con le parole cariche di disperazione, implorasse Totila di fermare il massacro.Il gotico guerriero, forse mosso da un barlume di pietà, ordinò di cessare la strage.Così si chiuse uno dei capitoli più bui della storia di Roma.

 

NB. Gli "Isauri" sono persone provenienti dall'Isauria, storica regione dell'Asia Minore. Ringraziamo un nostro piccolo lettore per la segnalazione.

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