Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA sono la figlia della "Cocca".
Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.
Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è ancora comunità.
SI, SERVE FARSI SENTIRE (ANCHE DAGLI ITALIANI)
A che servirebbe ripetere quanto sia infame il modo di fare politica dell’ex ministro di Polizia, che stravolge sistematicamente la storia e la cronaca espettorando ogni giorno il suo disgustoso mappazzone di falsità. Che si tratti di temi mondiali, come le politiche migratorie, o dei diritti delle persone, come il caso Salis.
Lui si rivolge alla parte peggiore del Paese, quella avvelenata dall’ignoranza e dai pregiudizi, avvezza al gusto acido delle sue rimasticature, a che servirebbe ripeterlo?
Una nostra concittadina, molte idee della quale non condivido, subisce in un carcere ungherese un trattamento da galera medievale contrario ad ogni norma del diritto umano, internazionale ed europeo. Lui eccita gli animi dei suoi trogloditi calunniando la vittima, che descrive come una persona violenta citando un precedente processo dal quale è stata assolta “per non aver commesso il fatto” e nelle motivazioni dell’assoluzione, passata in giudicato, il giudice scrive che l’imputata si prodigava per far cessare le violenze di altri e delle quali era stata ingiustamente imputata. Ripetere l’infamia del sovranista amico degli avversari politici dell’Italia servirebbe ad aprire gli occhi a chi vuole tenerli chiusi? Per chi ragiona dovrebbe bastare il ricordo della sua cacciata dal confine polacco – ucraino. Manifestare per la difesa dei diritti civili violati in Ungheria nei confronti di Ilaria Salis non riguarda solo il destino di una persona, ma di tutti quelli che credono che l’Europa debba essere un territorio unito prima di tutto dal rispetto di quei diritti.
L’Italia non è indenne da quelle lesioni. Basti vedere la condizione carceraria che ha prodotto, nel mese di gennaio, ben 13 suicidi di persone affidate allo Stato. Riflettiamo dunque sullo stato della nostra giustizia, che significa della nostra democrazia. Bisogna essere presenti su tutti i fronti, interni ed esteri.
Ma oggi l’Europa e Orban devono sapere che gli italiani non accettano l’uso politico della vita di una cittadina europea che, in condizioni disumane, rischia fino a 24 anni di galera accusata di un delitto che, a leggere l’atto d’accusa pubblicato oggi da un Giornale di destra che credeva di sortire l’effetto contrario, dimostra tutta la sua aleatorietà e arbitrarietà.“C’è il sospetto”, dice la polizia ungherese, che avendo la Salis partecipato ad una manifestazione in cui si sono verificate violenze, “possa essere considerata complice di quegli atti” (che non risultano essere stati compiuti da lei n.d.r.).
Il sospetto che possa essere. Questo hanno prodotto le indagini, non alcuna prova!