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Un paese che amo, il paese della mia mamma.Anche ora quando vado a RIPAFRATTA  sono la figlia della "Cocca".

Un paese con una storia importante che conserva vestigia di grande rilievo.

Un paese rimasto inalterato nel tempo, non ci sono insediamenti nuovi, potrebbe essere il set di film d'epoca perché  anche le case, le facciate conservano la patina del tempo.Un paese che è  ancora comunità.  

. . . mondo è paese. Ieri Marine Le Pen è stata .....
Volevo farlo poi però ho pensato che era meglio piantare .....
Vai a seminar patate così per la festa di maggio c'hai .....
Ci dicono che Putin e la Russia vogliono invadere l'Europa. .....
per pubblicare scrivere a: spaziodonnarubr@gmail.com
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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di Angela Baldoni
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Incontrati per caso...
di Valdo Mori
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Pisa, 6 aprile
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Pisa
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Intervento di Mario Pereira alla Festa di Primavera
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Fiera di Primavera.
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Vaiano, 4 aprile
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passano gli anni
cambiano i volti belli
ma i tuoi occhi sono rimasti
quelli di allora
ed è nei tuoi occhi che vedo
l'amore che non è mutato

e .....
tutta la zona:
piscina ex albergo
tutto in stato di abbandono

zona SAN GIULIANO TERME
vergogna
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Le spinaciaie.

15/6/2024 - 22:20



Viaggiando verso la bonifia


Varche vorta mentre vaggo in bonifia, passando dal piano mi vien da riordà’. Vando ero bimbetto, anni ‘60 - ‘70, spesso mi portavino in bonifia col baroccio e trovavo, di vesti tempi, parecchie donne in biciretta  tutte imbauccate per riparassi dal freddo pungente. Erano le spinanciaie. In vei tempi Vecchiano era conosciutissima per vesta ‘urtura agriola insieme ai brenciuli (cavoli). Intere squadre di spinaciaie in biciretta si dirigevino nei ‘ampi con tutte le stagioni, acqua e vento un’erino motivo di festa, come del resto anco’ oggi, solo il ghiaccio le fermava e inviavino a coglie vando dimoiava, in tarda mattinata. Insomma Braccio di Fero per Vecchiano gliera una bella pubblicità. La spinaciaia, lavoro fatioso, all’intemperie, per molte donne era un modo per aiutà la famiglia a sbarcare il lunario. La porca dello spinacio la scorevino in coppia, una di vi e una di là, con il falciotto e lo zappino per levà l’erbaccia, cosi, mentre coglievino e diserbavino, continuavino nel parlare del più e del meno come quando in coppia con la biciretta andavino nel campo. Ma un bel giorno a Vecchiano arrivarono le acciughe! Sì, la pesca di vesto pescio si era spostata da veste parti, a Viareggio, e il pescato veniva lavorato a Vecchiano. Arrivonno le fabbrie del pescio nel piano, una era in via di Bracciolo e una vicino al camposanto, tante spinaciaie si buttarono all’industria  Lavoro un po’ puzzolente ma senza intemperie e ben pagato insomma tante donne decisero per il pescio, così si chiamava la fabbrica delle acciughe. Le mettevano in salamoia e le lavoravano, er puzzo si sentiva anco dal di fori. Veste fabbrie durarono per un bel po’ finché un giorno i branchi delle acciughe si spostarono in altri mari e anco le fabbrie vennero chiuse. Insomma, alla fine rimasero du fabbrie vote e disoccupazione, e bisognò tornare agli spinaci. Oggi spicinaciaie e spinaciai  ce ne sono rimasti poi e molti sono stranieri.

La tèra è sempre lì e l’acciughe vanno dove gli pare e con loro viaggino i pesci predatori.

Massimo Cerri.

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19/6/2024 - 20:57

AUTORE:
Mimma

Racconto una storia vera che forse sembrerà fuori luogo ma per me ha parecchia attinenza...
Mio nonno lavorava alle cave di marmo, che in quanto a spossatezza pericolisità ed esposizione alle intemperie non aveva nulla da invidiare al lavoro delle spinaciaie...ebbene era di statura così piccola che non era stato reclutato neppure sotto le armi perche' più basso del re...che è tutto dire...ma siccome aveva messo su famiglia, dimostrando che nonostante tutto, tutto era in regola, e aveva tanto bisogno di lavorare, accettò di lavorare anche a paga ridotta, sempre per la statura...peccato che l'orario era bestiale come il lavoro, lui non si arrendeva perche' doveva sfamare la prole e i capetti non lo risparmiavano certamente rispetto a quelli di statura normale...tant'è che perse la vista da un occhio, non ebbe nessun risarcimento...perche' le cose andavano così!

17/6/2024 - 9:14

AUTORE:
Paola

La mi' mamma Liciana è stata 'na spinaciaia da quando aveva nove anni. Mi raccontava sempre come lei era veloce a raccattà gli spinaci, tanto quanto le donne grandi, però il padrone la pagava la metà perché era piccina. Un si parlava certo di sfruttamento del lavoro minorile, ma nel raccontallo diceva che lei brontolava sempre a chi la pagava per questa ingiustizia.

Per la costruzione della fabbrica del pescio, così chiamata, era stata costruita nel campo del fratello di su' padre Corucci e, proprio da quell’episodio cominciarono i litigi fra i tre fratelli fino alla rottura completa dei rapporti.

Questo è il retroscena di quell’industria che ha fatto lavorare le spinaciaie a quei tempi.